È stato finalmente pubblicato anche in Italia il romanzo “La nemica” di Irène Némirovsky

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Irène Némirovsky , nata in Ucraina da famiglia ebrea nel 1903, era una donna molto colta e grazie al continuo viaggiare al seguito della sua famiglia parlava ben sette lingue. La sua vita, nonostante abbia conosciuto le agiatezze borghesi di quel tempo, è stata infelice e priva di affetti, contraddistinta dall’assenza  della madre che lasciava volentieri il timone dell’educazione dei figli alle governanti. Questa talentuosa e prolifica scrittrice naturalizzata francese è morta di tifo a soli 39 anni nel campo di concentramento di Auschwitz, catturata dai nazisti nonostante si fosse convertita da tempo al cristianesimo.

Il romanzo “La nemica”  comparve per la prima volta sulla rivista letteraria Les oeuvres libres nel 1928, firmato con  lo pseudonimo Pierre Nérey (anagramma di Irène).  La narrazione prende avvio nel 1919 e si colloca nella periferia di una Parigi che tenta faticosamente di riprendersi dalla Grande guerra.  La protagonista della storia è Gabri, undicenne con un padre lontano resa infelice da una madre anaffettiva, molto bella, egoista e sfacciatamente libertina. Il romanzo è pervaso dall’odio selvaggio e irrazionale di una figlia tradita nel suo bisogno di amore e tenerezza dalla madreanch’essa vittima dell’ambiente degradato in cui è cresciuta, la quale si illude di poter ottenere un risarcimento dalla miseria vissuta sfoggiando la propria bellezza. Gabri si cresce da sola, covando un feroce rancore destinato a distruggerla, sfociante in una pesante vendetta ottenuta per mezzo della seduzione del giovane amante della madre: “A 17 anni si è più forti del mondo intero”. La ragazza  ottiene l’insperata vittoria quando la madre comincia a perdere la propria bellezza e ad avvizzire, ma a sorpresa a quel punto si insinua in lei un doloroso senso di colpa: “Nella piccola anima violenta di Gabri, l’amore filiale sbocciò in maniera brusca, tardiva, ma con una strana forza”. Il finale ad effetto, caratteristica dei romanzi di Irène Némirovsky, risolve la vicenda con teatrale drammaticità.

Rispetto al successivo famoso romanzo David Golder e a Suite francese pubblicato postumo dalle sue figlie, uniche della famiglia scampate al campo di concentramento, questa opera , definita dalla stessa autrice “necessaria”,  non è di livello eccelso, a causa dei sentimenti complessi e contradditori nonché eccessivamente autobiografici che la pervadono,  tralasciando con superficialità il contesto storico del primo dopoguerra che viene soltanto accennato. A chi ha già letto qualche opera di Irène Némirovsky,  questo romanzo può risultare però utile per approfondire  la conoscenza della complessa e contradditoria psicologia dell’autrice, definita da alcuni “Una imperatrice della letteratura” per la sua innata capacità di narrare il dolore.

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