Il self-publishing nell’era dell’e-book

self_publishing_jugo.it

Come spesso accade con i venti, anche le mode subiscono inversioni di tendenza.

E se fino a qualche tempo fa l’auto-pubblicazione era vista dagli editori – e dagli scrittori stessi – come il ‘marchio dell’infamia’, ora rappresenta un’opzione in più e non solo l’unica alternativa al tenere il proprio manoscritto nel cassetto. Insieme all’approccio, però, sono cambiati i lettori, la tecnologia, l’editoria mondiale e le dinamiche di pubblicazione.

In principio c’era il libro. Un libro di carta dall’odore inconfondibile, ruvida al tatto e pronta ad essere girata, piegata, annotata. Poi, come spesso succede, l’evoluzione prende strane vie e la carta ha lasciato spazio (non tutto, però) a qualcosa di meno tangibile: l’e-book. Quel senso di possesso che accompagna l’acquisto di un libro è dovuto scendere a compromessi con i crescenti costi delle materie prime, della distribuzione, dell’editing. E dello spazio in casa. Soprattutto, però, si tratta di una battaglia impari tra i libri e un crescente analfabetismo. I dati parlano chiaro: il 70% degli Italiani è pressoché analfabeta o analfabeta di ritorno e il probabile destino di un libro è quello di impolverarsi sugli scaffali delle librerie.

L’era dell’e-book. In questo scenario piuttosto catastrofico le case editrici hanno cercato di stare al passo con i tempi e le esigenze dei sempre più esigui lettori: in altre parole, costi minori e più offerta. Una conversione all’editoria digitale è divenuta non solo auspicabile, ma necessaria per la loro sopravvivenza sul mercato. Lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione ha obbligato le case editrici a fornire la versione digitale dei testi scolastici. Contestualmente, grazie a piattaforme come Amazon, Kobo, Narcissus, Lulu (tanto per nominarle alcune), non solo i lettori possono acquistare libri a costo minore, ma lo scrittore può scegliere di auto-pubblicarsi.

L’auto-pubblicazione prima dell’era e-book era un percorso irto di problemi e, spesso, di costi elevati. Lo scrittore neofita, fiero del proprio lavoro creativo, finiva per deprimersi di fronte al tacito ‘no’ di case editrici che disponevano di una capillare rete distributiva e di un certo status sul mercato editoriale, finendo per affidarsi a case editrici a pagamento. Le esperienze non sempre positive legate a questa scelta – sia per una scarsa attenzione all’editing del testo che ad una quasi inesistente operazione di marketing e distribuzione – hanno indotto molti scrittori a scegliere una sorta dipubblicazione “fai-da-te”: il manoscritto veniva letto da alcuni amici e, una volta corretto, veniva mandato in stampa e distribuito dall’autore stesso. In sostanza, veniva acquistato da mamma e papà e regalato agli amici a Natale o ai compleanni.

La rivoluzione del libro digitale. Gli autori statunitensi, ancor prima degli stessi editori, sono stati tra i primi a credere nelle potenzialità dell’e-book: Stephen King ha aperto la strada nel 2000; undici anni dopo, J.K. Rowling, con un approccio forse meno pionieristico, ha preferito crearsi una piattaforma dedicata. Pur beneficiando di contratti milionari, questi due autori hanno creduto nelle potenzialità del self-publishing. E come loro, tantissimi altri: dal 2006 al 2011, il numero dei libri auto-pubblicati in USA si è quadruplicato e, di questi, il 37% è rappresentato dagli e-book.

L’e-book ha aperto nuove frontiere ed ha stravolto le fasi del classico processo di creazione di un libro: stesura, correzione di bozze, editing,  grafica e promozione. Alcune attività vengono gestite da figure non professionali (ad esempio, i test-reader o i beta reader per i romanzi fanfiction), altre addirittura omesse. Ciò che spinge realmente uno scrittore a questa scelta è il desiderio di avere un totale controllo sul proprio lavoro. Il manoscritto che finisce nella mani di un editor potrebbe subire stravolgimenti sostanziali, non sempre accettati e voluti dall’autore. Inoltre l’attività di promozione e distribuzione di una casa editrice non è sempre efficace, oppure non più efficace dell’utilizzo di siti quali Smashword - un distributore digitale – e, in misura differente, social network come FacebookTwitterAnobii (dedicato ai lettori) e Goodreads (per lettori e scrittori). Il risultato? Si potrebbe persino finire per essere corteggiati dagli editori stessi.

Cosa fa un autore quando decide di auto-pubblicarsi? Esistono varie strade. La più comune è quella di mantenere un controllo totale sul libro e utilizzare una piattaforma di self-publishing quale Kindle Direct Publishing di Amazon, IndieReader Publishing Services o Smashwords. L’editing viene generalmente affidato a collaboratori esterni, anche se all’autore - in quanto editore - spetta sempre l’ultima parola.

Rita Carla Francesca Monticelli è una indie author, ossia un’autrice indipendente: ha scelto consapevolmente la strada del self-publishing, attirata dalla possibilità di diventare editrice e promotrice di se stessa, con un controllo su tutto il percorso di creazione del libro.

Carla scrive soprattutto di fantascienza e ha impostato fin dall’inizio un rapporto molto diretto, quasi personale, con i propri lettori. Attraverso il suo blog, la sua pagina Facebook, il suo profilo su Twitter, il book-trailer su Youtube e le diverse recensioni su diversi blog di fantascienza, Carla alimenta l’interesse del lettore non solo per ciò che ha scritto, ma per ciò che ha intenzione di scrivere, aggiornandolo sull’intera fase di creazione del manoscritto, coinvolgendolo in discussioni aperte sui personaggi, proponendo sondaggi, rispondendo a domande in interviste e podcast. E tutto questo, grazie alla scelta di pubblicare un romanzo in quattro puntate – “Deserto Rosso” – di cui le prime due sono già disponibili on-line.

“I punti di forza di questo tipo di sperimentazione letteraria“, spiega Carla, “sono proprio legati alla sua novità e la curiosità che questa genera. Un lettore che si appassiona alla storia vorrebbe in qualche modo partecipare alla sua realizzazione. Anche se non può farlo a livello decisionale, sa comunque che qualunque suo commento ha di fatto un’influenza su di me, tant’è che spesso mi è capitato di sfruttare degli spunti portati da dei lettori per approfondire certi aspetti del romanzo”.

Il self-publishing, quindi, è anche questo: un rapporto del tutto nuovo, e sicuramente più profondo, tra autore e lettore.

Appassionato di Arte & Libri?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Arte & Libri > Il self-publishing nell’era dell’e-book