Pani – Volti: Biasiucci a Capodimonte

biasiucci

Il lavoro sul pane è semplice e al tempo stesso complesso: le forme emergono dall’oscurità intensa del nero fotografico e, il cibo per eccellenza dei popoli, appare come oggetto misterioso: meteoriti, crateri lunari, paesaggi magmatici, figure antropomorfe ma i pani rappresentano – sostiene Biasiucci – per i quattro elementi naturali che lo compongono, l’epifania della vita”.

I volti, emergono anch’essi da una oscurità che ne esalta le differenze somatiche, sono in realtà calchi dei visi di tribù africane realizzati dall’antropologo Lidio Cipriani negli anni ’30, e conservati nel Museo di Antropologia dell’Università Federico II di Napoli.

I volti nelle foto di Biasiucci si trasformano in una allegoria disperata e icastica dell’esistenza umana, cercata non nell’individualità dei singoli ma nella moltitudine delle diversità, delle differenze di etnie e di culture. ”Il lavoro sui volti – spiega l’artista – è una riflessione sulla morte, i pani e i volti sono in un nero profondo, un universo che unisce la vita e la morte”.

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