Piastrelle, nastro adesivo, crepe nei muri: la street art che non ci si aspetta

Space Invaders Paris

La street art è esplosa negli anni ’90, quando la guerra delle autorità a graffiti e murales ha costretto gli artisti a cercare tecniche più veloci e precise. Da qui la diffusione di stencil, adesivi, manifesti. Il boom del web, negli anni 2000, ha acceso i riflettori su questo tipo di arte e innescato un’esplosione di creatività e nuove tecniche. Vale la pena di gettare uno sguardo su alcune delle realtà più interessanti degli ultimi anni.

Invader, attivo a Parigi dal ’98, riproduce gli alieni del videogioco da cui prende il nome incollando maioliche colorate sulle facciate dei palazzi. L’effetto, paradossalmente, è iperrealistico: le piastrelle quadrate rievocano infatti i pixel della grafica dei videogiochi anni ottanta, e la sensazione è che i suoi ‘Space Invaders’ abbiano preso possesso delle nostre città.

Dall’arredo bagno al nastro adesivo, Max Zorn (Amsterdam) sovrappone e raschia molti strati di scotch da pacchi per riprodurre quadri famosi e locandine cinematografiche vintage. Più colorato e tridimensionale, Aakash Nihalani (New York) realizza col tape fluorescente illusioni geometriche che sembrano balzare fuori dall’asfalto e dai muri. Le sue volumetrie, come nella migliore tradizione street art, non modificano l’ambiente in cui sono installate ma lo arricchiscono appoggiandosi ad esso.

Gli elementi urbani, meglio se disfunzionali, sono per il francese Oakoak un’importante fonte di ispirazione. Cassonetti, estintori, segnali stradali, crepe nei muri: ogni cosa, grazie alle sue aggiunte grafiche, diventa il centro di una scena comica che proietta la città nell’universo dei cartoni animati. Grande attenzione alla trasfigurazione del paesaggio anche da parte del collettivo berlinese Mentalgassi; diverse tecniche di collage, in questo caso, trasformano in volti deformati ed enormi oggetti come campane del vetro, obliteratrici, cancelli.

Una nota poetica dal versante italiano, la recente installazione di Alessandro Lupi in una strada di Obidos, Portogallo. Grazie alla pittura acrilica, e alla luce di wood, un albero spoglio proietta sorprendentemente sul muro l’ombra dei propri rami nel pieno della fioritura. Lupi è uno dei sempre più numerosi artisti che da un percorso istituzionale scelgono di muovere verso la strada: la galleria più grande che esista, in fondo, e la più frequentata.

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