Treccani sottolio. Benedetto Marcucci

L’Enciclopedia Italiana, probabilmente l’impresa scientifica più imponente di tutta la storia culturale nazionale, nell’epoca di Wikipedia, vive evidentemente un momento critico. Non per questo, secondo Marcucci, deve esser dimenticata in qualche cantina o lasciata morire in uno scaffale: al contrario deve essere conservata. In questo rapporto tra elevazione a reliquia e inattualità, ma anche nella paradossale impossibilità di essere letta, sta la filosofia dell’installazione.

Scrive Umberto Croppi nel catalogo: ”Potremmo dedicare questa installazione, quest’opera, quest’evento a Salvatore Settis e a tutti quelli che considerano ogni forma d’uso, di contatto, di godimento, perfino ogni sguardo un affronto alla sacralità dell’oggetto. Non è un’azione esemplare, una provocazione intellettuale. Non è nemmeno un gesto d’artista, Marcucci non arriva a prendersi così sul serio, tanto che il suo lavoro principale continua ad essere un altro. Proprio per tutto questo la sua opera aspira a essere qualcosa di più: un’opera d’arte”. E aggiunge Marco Ferrante: ”Per Benedetto Marcucci, nella teoria generale del libro sott’olio, il progetto della Treccani racchiude tutte le caratteristiche fondanti, ma in forma larga. È un’idea, ma diventa simbolica: ai tempi della digitalizzazione, niente più di una enciclopedia in volumi dà la misura del feticismo culturale della modernità, dunque va sott’olio perché la si usa sempre meno. Inoltre, non è semplicemente un oggetto, ma un intero scaffale di oggetti.

Ed è difficile stabilire – da questo punto di vista – il grado di parentela tra la Treccani sottolio e il barattolo singolo, più estemporaneo, artigianale, e in un certo senso personale perché dedicato e perché domestico, come tutte le conserve del resto”.

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