5 stelle, tra proteste e quirinarie. Ma il Paese è ancora fermo.

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Ieri, la neo-eletta Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha convocato il Parlamento in seduta comune per iniziare i lavori all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Le votazioni inizierano giovedì mattina, alle 10:00, e proseguiranno senza sosta.

A una manciata di ore dalle votazioni, quando tutto dovrebbe esser pronto, sembra, invece, non esserci nulla di definito.

L’incontro tra Bersani e il premier in carica, Mario Monti, pare essere stato fruttuoso, almeno per bocca degli stessi leader. Ancora una volta sono stati definiti i criteri di selezione, ma di nomi, sembrerebbe, nemmeno l’ombra.

Il secondo appuntamento tra il segretario del PD e Berlusoni è invece slittato, ma il Cavaliere, ai microfoni del TG1, si dice disponibile ad un accordo, in attesa che lo stesso Partito Democratico proponga una rosa di nomi su cui ragionare: ”Potremmo aderire a un candidato proposto dal Pd purché ci sia la possibilità di collaborare nel governo che auspichiamo sia messo in campo immediatamemte. Ci riuniremo mercoledì e prenderemo la nostra decisione”.

Nel frattempo, sul fronte 5 stelle la partita è stata avvincente. Il primo turno delle quirinarie aveva dato vita al toto-scommesse, tirando fuori i primi ‘papabili’ che Beppe Grillo ha elencato, in rigoroso ordine alfabetico, sul suo blog: Bonino Emma, Caselli Gian Carlo, Fo Dario, Gabanelli Milena Jole, Imposimato Ferdinando, Prodi Romano, Rodotà Stefano, Strada Luigi detto Gino, Zagrebelsky Gustavo.Tra i nomi figurava anche quello dello stesso Grillo che, in seguito, ha deciso di chiamarsi fuori dalla competizione. “Bel gesto di responsabilità, da lui non ci aspettavamo niente di meno”, è il commento del capogruppo del MoVimento 5 stelle alla camera, Roberta Lombardi.

E’ proprio all’interno dei 5 stelle, però, che la confusione sembra regnare sovrana, tra polemiche e disaccordi. Ieri, il co-fondatore Gianroberto Casaleggio si è espresso a favore di un voto verso una personalità della società civile: “Il presidente della Repubblica deve essere super partes, possibilmente non politico e che rappresenti tutti gli italiani”. Poi, interrogato su una possibile elezione di Romano Prodi, presente nella rosa scelta dal partito, si contraddice, dicendosi favorevole. Dal canto suo, il Prof. Becchi, considerato uno dei maggiori esponenti del movimento, aveva rifiutato l’idea, etichettando Prodi come “la negazione dello spirito del Movimento 5 Stelle”.

Per loro fortuna, a togliere tutti dall’impasse ci ha pensato la base, scegliendo Milena Gabanelli come loro candidata ufficiale, mentre l’ex Premier dell’Ulivo si è classificato all’ultimo posto, raccogliendo il minor numero di preferenze.

Si attende così la disponibilità della giornalista di Report che si dice “commossa e sopravvalutata” ma che, solo qualche giorno fa, si era detta non interessata alla corsa per il Colle.

Il nome della Gabanelli è e rimane un segnale forte, una frustata alle istituzioni. Ci sarebbe però da chiedersi se lo strumento delle quirinarie, dipinto come la più alta espressione di democrazia, sia davvero adatto per la scelta della prima carica dello Stato. Alle quirinarie hanno partecipato in soli 50.000, al fronte degli otto milioni di votanti M5S. Inoltre, occorrerebbe sapere quanti di questi abbiano un background culturale e politico idoneo a fare una scelta del genere, cosa impossibile da determinare.
Dopo più di cinquanta giorni di blackout, questa iniezione di democrazia ci aiuterà davvero ad uscire dallo stallo?

 

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