7 anni per Berlusconi: più di quanto Ilda Boccassini aveva chiesto

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L’ha deciso il tribunale di Milano lo scorso 24 giugno. Per l’ex premier non certo buone notizie poiché, anche se solo in primo grado, la condanna prevede 7 anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il tribunale di Milano, presieduto dai giudici Orsola De Cristofaro, Carmela D’Elia e dal presidente Giulia Turri, ha reputato convincente la requisitoria del pm Ilda Boccassini avvenuta lo scorso 13 maggio sempre negli stessi uffici. Per chi ricorda il non certo sbrigativo intervento del procuratore aggiunto milanese, la richiesta della condanna per l’imputato era di 6 anni di reclusione oltre all’interdizione dai pubblici uffici.

Un anno in più: A fare notizia è soprattutto la maggiorazione che il tribunale ha imposto alla condanna e cioè un anno in più di quanto l’accusa aveva chiesto. La corte quindi ha notificato come Berlusconi, durante il periodo in cui venivano organizzate le fasmose feste private nella sua residenza di Arcore, ha avuto rapporti sessuali con Ruby e che non poteva ignorare la minore età della ragazza marocchina. Il tribunale ha anche confermato il reato di concussione poiché, la famosa telefonata in questura di Berlusconi, avvenuta il 27 maggio del 2010, aveva per oggetto la richiesta di sospensione immediata del fermo imposto alla persona di Kharima el Mahroug (nota come Ruby) accusata di furto. Sono questi i fatti che hanno portato l’allora premier a violare la legge, infatti dopo l’intervento del cavaliere, Ruby lasciò la questura e venne presa in consegna dall’ex consigliere regionale Nicole Minetti.

Le dichiarazioni: La sentenza emanata dalla Corte d’Appello, riunita nella quarta sezione del tribunale di Milano, ha serbato grosso stupore per l’imputato che ai microfoni dei giornalisti ha messo in discussione l’intero impianto del processo definendolo irreale e inspiegabile. Dello stesso avviso pare siano i legali di Berlusconi che si ritengono però non certo sorpresi della sentenza. Ribadiscono l’infondatezza delle accuse e di tutto il processo. Daniela Santanché, presente in aula lo scorso lunedì, punta le sue riserve nei riguardi della corte definendo la scelta di nominare tre donne come giudici componenti della corte una palese “strumentalizzazione della donna”.

Il proseguo della vita pubblica di Berlusconi non si può certo definire roseo, anche se di primo grado, la sentenza di lunedì scorso lascia una traccia evidente sul futuro del leader del Popolo della Libertà.

Per tutti coloro che hanno visto il film Il Caimano di Nanni Moretti non hanno potuto che constatare una strana coincidenza. Nella scena finale del film, notoriamente ispirato alle vicende pubbliche e private di Silvio Berlusconi, accade qualcosa che viste le notizie riguardanti l’ex premier fanno sorridere… O no?

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