A scuola di gusto

Il merito di questa diffusione è da ascrivere senz’altro
all’industria vitivinicola italiana che ha saputo investire in professionalità
ed in marketing, ma anche a tutte quelle realtà che a vario titolo hanno
contribuito a creare e diffondere la conoscenza del vino. L’Associazione
Italiana Sommeliers è, fuor di dubbio, l’ente che più ha coadiuvato la
straordinaria evoluzione di questo settore, formando generazioni di degustatori
professionisti. Fondata a Milano nel 1965, dal 1971 è abilitata dal Ministero
della Pubblica Istruzione alla formazione di “personale altamente
specializzato”. Il metodo didattico dell’associazione italiana, adottato
anche in numerosi stati esteri, si basa su tre livelli di qualificazione
professionale. I corsi sono organizzati dalle varie sezioni locali dell’A.I.S.,
che ne assicurano una diffusione capillare in tutto il territorio nazionale. Il
primo livello è dedicato alle tecniche di degustazione ed è propedeutico
all’acquisizione dei metodi d’analisi sensoriale ed organolettica del vino.
Il secondo livello, più teorico, approfondisce la conoscenza dell’enografia
nazionale ed internazionale. L’ultimo stadio di formazione è quello degli
abbinamenti cibo-vino, che permette, grazie all’apprendimento del metodo “Mercadini”,
di creare vere e proprie sinergie gustative. Dopo ogni ciclo di corsi
l’aspirante sommelier deve sostenere delle prove teoriche e pratiche che gli
permettono di accedere al livello successivo. La qualificazione professionale di
terzo livello si ottiene dopo un selettivo esame finale. Oltre alla fondamentale
attività di formazione, l’A.I.S. pubblica la rivista mensile “il Sommelier
Italiano” e “Duemilavini”, che raccoglie e classifica, regione per
regione, i vini italiani valutati da apposite commissioni di degustatori. Degno
di nota è, infine, “Bibenda”,
l’elegante mensile dell’Associazione Sommeliers di Roma diretto da Franco
Ricci, di gran lunga il miglior prodotto editoriale dedicato al vino tra le pur
numerosissime riviste di settore che, oggi più che mai, pullulano sui banchi
delle edicole.

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