Acqua del rubinetto, Imbrocchiamola!

L’obiettivo dichiarato è quello di favorire la diffusione dell’utilizzo dell’acqua "del Sindaco", anche perché non esiste nessun obbligo di legge a vendere esclusivamente le bottiglie di minerale, mentre esistono ottime ragioni, ambientali ed economiche, per scegliere quella dell’acquedotto. E sono quasi 600 gli esercizi pubblici ad aver aderito in tutta Italia, come segnalato negli ultimi 12 mesi dai lettori di Altreconomia sul sito www.imbrocchiamola.org.

Da oggi queste attività potranno anche esporre l’adesivo di Imbrocchiamola in bella mostra sulla vetrina del locale: è il segno che è possibile ordinare una brocca di acqua del rubinetto senza essere guardati male dal ristoratore. A Milano, ad esempio, sono già ventidue i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa e che hanno già applicato la vetrofania di Imbrocchiamola.

Ricordiamo che l’Italia è il Paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno). Un dato in costante aumento, triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri), e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto.

Un business miliardario per le industrie dell’acqua minerale che sarebbe favorito, secondo Legambiente e Altreconomia, anche dai canoni di concessione molto bassi che vengono versati alle Regioni. Si va dai 3 euro ogni mille litri prelevati in Veneto ai 5 centesimi ogni mille litri della Campania. In molti casi questi introiti non sono neanche sufficienti a coprire le spese sostenute per lo smaltimento delle numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali che sfuggono alle raccolte differenziate.

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