Aduc con Bossi per lo sciopero del gioco

Al posto di una vera e propria obiezione fiscale, con tutte le relative conseguenze, si potrebbe così, come nel caso dello sciopero del gioco, mettere in campo forme di protesta differenti e soprattutto legali. Non esiste infatti alcun obbligo di giocare e rinunciando a Lotto e simili si potrebbero ridurre le entrate per l’erario. Una proposta, quella di Umberto Bossi, che appare ancora più opportuna in uno Stato che vieta i casinò ma consente giochi più "pericolosi" e non rispetta le regole del gioco dell’azzardo.

In un sistema di libero mercato, il Superenalotto dovrebbe ad esempio garantire a chi gioca e vince il corrispettivo del rischio. Invece, con una probabilità di azzeccare la combinazione pari a una su 622, con 0,5 euro di giocata non si vincono 311 milioni di euro (622 milioni il valore della giocata stessa), bensì solamente il 30% del premio.

Per comprendere meglio il meccanismo, si consideri il gioco alla roulette: i numeri sono 36 (37 con lo zero) e nel caso di una puntata vincente su un solo numero si riceve 36 volte la posta (comprensiva di quest’ultima). Lo stesso ragionamento si dovrebbe applicare a tutti i giochi, Superenalotto compreso. C’è quindi un’ evidente disparità tra il rischio e il premio in palio ed è lo Stato a guadagnare. "Insomma – conclude Primo Mastrantoni -, contro il vampiro moralista è bene sottrarsi. In questo caso al gioco".

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