Agopuntura, non è solo placebo

Lo studio, pubblicato sulla rivista “NeuroImage”, è stato incentrato da Lewith sul confronto tra la pratica dell’infissione di aghi secondo l’antica tecnica dell’agopuntura, con una pratica del tutto simile, ma senza le rigide regole e “mappe” tramandate dalla disciplina cinese. Dopo aver scelto 14 persone con dolori reumatici, un gruppo di pazienti è stato infatti sottoposto ad una “vera” seduta di agopuntura, mentre ad un altro gruppo di pazienti è stato solo fatto credere che si stava agendo secondo i dettami della tradizione orientale. Attraverso la misurazione della risposta del cervello, effettuata con una tecnica di imaging cerebrale (Pet), lo scienziato ha così potuto analizzare separatamente i dati ottenuti dall’agopuntura da quelli riscontrati con l’effetto placebo. I risultati ottenuti dall’analisi Pet hanno evidenziato che, in entrambi i casi, l’infissione di aghi consente di attivare le aree cerebrali che corrispondono agli oppiacei, sostanze capaci di calmare il dolore, mentre l’agopuntura agisce anche in un altra zona della corteccia cerebrale chiamata “insula”. Per stessa ammissione di George Lewith, non è ancora dato sapersi quali siano gli effetti reali dell’agopuntura, anche se la risposta evidenziata in una zona specifica del cervello dimostrerebbe un’azione che non si limita alla sola attesa di un miglioramento da parte del paziente, il cosiddetto effetto placebo.

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