Al bando immagini e notizie bollenti

Su carta, tv, radio e, soprattutto, su internet. Quel che Nan vorrebbe perseguire non è un divieto incondizionato di pubblicazione o di vendita di materiale scottante, bensì la garanzia che questo non sia disponibile per tutti e comunque solo per individui maggiorenni. Per quel che riguarda quotidiani, periodici, riviste e materiali pubblicitari che riproducono fotografie o altre immagini che possano turbare la morale pubblica sarebbe quindi vietata la pubblica esposizione, legittima solo se in appositi locali o previa richiesta degli acquirenti. Uno dei canali più colpiti dalla legge sarebbe però la rete internet, dato che verrebbe impedito il libero accesso non solo a siti di carattere dichiaratamente pornografico, ma anche a quelli che diffondo contenuti che in qualche modo possano "promuovere o suscitare fantasie di tipo sessuale". La reazione degli internauti non si è fatta attendere, anche se il tono non è tanto polemico quanto ironico. Nel testo della proposta di legge si scopre infatti che "Ai siti di cui al comma 1 si può accedere solo dopo aver autocertificato la propria maggiore età e aver fatto espressa richiesta di accesso". Una limitazione dal meccanismo piuttosto semplice da aggirare, considerando che sarebbe sufficiente indicare, nel caso non si sia ancora raggiunta la maggiore età, un anno di nascita differente dal proprio. Per la stampa quotidiana e periodica, nonché per televisioni e radio, la legge impone invece di "evitare il racconto e la descrizione di dettagli e di particolari che possono stimolare fantasie sessuali o che sono comunque contrari alla morale pubblica e alla dignità personale". L’iniziativa sembra comunque assolutamente lodevole negli intenti, sempre che si dia per scontata la premessa della legge, ovvero la necessità di impedire che "notizie, immagini od ogni altro dato suscettibile di colpire in modo ‘perverso’ l’opinione pubblica sia facilmente accessibile e possa, pertanto, stimolare comportamenti contrari alla morale pubblica e pericolosi per la tutela personale e sessuale dell’individuo". A tremare sono quindi i publisher online, gli editori di giornali, tv, radio e le agenzie stampa, che potrebbero infatti incorrere facilmente nel rischio di offrire contenuti che siano "contrari alla morale pubblica o alla dignità umana". Ma qui si parla di stimoli, di morale e di dignità: tutti concetti difficilmente inquadrabili in regolamenti precisi. E il rischio è alto, considerando che la legge prevede pene pesantissime per chi viene giudicato colpevole. Edicolanti ed editori di giornali, tv e radio rischiano infatti l’arresto fino a sei mesi e un’ammenda da euro 1.000 a euro 10.000, mentre chi viola l’articolo 2, ovvero quello riservato ad internet, potrebbe essere punito con la reclusione da uno a cinque anni e con una multa da euro 10.000 a euro 50.000. Ora spetta al parlamento decidere se la proposta di legge fatta da Enrico Nan sia davvero una soluzione efficace per dare un taglio a violenze e molestie o possa, invece, diventare un punto di partenza per una discussione che probabilmente meriterebbe, riflessioni e provvedimenti ben più articolati.

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