Alcol: giovani e incidenti sul lavoro

Nel 2002, tra gli under 16, si contano 723mila consumatori di bevande alcoliche. Rispetto al 2001 si registra un calo pari al 3,6 %, sostenuto dalle teen-agers (-12,6 %). Fanno però da contraltare le tendenze di medio periodo 1998-2002, mentre per i 15enni e i 16enni si registrano diminuzioni nel numero di consumatori, sono proprio i più giovani, i 14enni, a registrare un incremento del 9,2%. Dati che confermano alcuni studi in cui il 7% dei giovani dichiara di ubriacarsi 3 volte la settimana. Si continua a registrare uno stato d’attenzione anche nel mondo del lavoro, dove ogni anno l’INAIL riceve circa 940.000 denunce di infortuni, con una percentuale dovuta al consumo di alcolici compresa tra il 4 e il 20%, pari a 37.000-188.000 incidenti. proprio ai giovani e alla prevenzione degli infortuni e delle disabilità nei luoghi di lavoro è dedicata l’edizione 2005 (la quarta) dell’”Alcohol Prevention Day” (APD), in programma all’ISS il 21 aprile, con la partecipazione del Ministro della Salute Girolamo Sirchia. Emanuele Scafato, responsabile alcol dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS, sottolinea come la moderazione sia la prima e regola: “E’ utile perciò sapere che un bicchiere di vino (125 ml), uno di birra (330 ml) o un bicchiere di superalcolico (40 ml) contengono la medesima quantità di alcol, ovvero 12 grammi”. Le “Linee Guida per una sana alimentazione” sono concordi nel definire un limite massimo di consumo giornaliero di bevande alcoliche durante i pasti (mai fuori dai pasti!) che non superi 2-3 bicchieri per gli uomini (20-40 g di alcol) e 1-2 per le donne (10-20 g). Sempre Scafato precisa: “Quantità che vanno ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. Oltre tale limite gli effetti negativi dell’alcol sulla salute prevalgono”. Contrariamente alla tradizione mediterranea, si registra poi tra i giovani dai 14 ai 24 anni un’internazionalizzazione dei consumi, con un costante incremento dei consumatori e soprattutto delle consumatrici, al di fuori dei pasti. All’Italia tocca poi un “triste” primato europeo: quello del primo bicchiere consumato a 11-12 anni, l’età più bassa nell’Unione Europea, dove la media si aggira sui 14 anni e mezzo (dati Eurobarometer). Dopo molti anni si registra, tuttavia, una diminuzione dei consumatori di bevande alcoliche che rappresentano comunque l’88,6 % della popolazione maschile ed il 60,1 % di quella femminile, con notevoli differenze relativamente all’età e alle bevande alcoliche consumate. Nel 2002 sono stimati pari a circa 36 milioni i consumatori di bevande alcoliche in Italia (21 milioni, circa, i maschi, 15 milioni, circa, le femmine). Nonostante il consumo medio pro-capite di alcol puro sia diminuito del 37% negli ultimi 20 anni (1981-2003), da circa quattro anni il consumo medio sembra essersi stabilizzato e aver raggiunto un sostanziale plateau a 7,4 litri pro-capite per anno a cui hanno contribuito il forte calo delle vendite (e relativo consumo) del vino (-41,4 %), dei superalcolici (-77,1%) bilanciato da un incremento nei consumi di birra (+68,1 %). Ciò ha comportato un notevole calo nella mortalità alcol-correlata per le patologie croniche (cirrosi epatica ad es.) ma ha scarsamente influenzato quella relativa agli incidenti stradali o domestici e, in genere, quella relativa alle patologie acute. In base ai dati, si stima che gli alcolisti siano circa un milione, prevalentemente maschi, con un rapporto maschi/femmine di 3 a 1 circa. Gli astemi, infine, nel 2002 presentano per la prima volta nel corso degli ultimi anni un lieve incremento che li riporta ai livelli del 1998, rappresentando il 27,2 % della popolazione (il 39,9 % delle femmine, il 13,4 % dei maschi ). Il dettaglio dei dati è consultabile sul sito http://progetti.iss.it/ofad.

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