Ambiente Italia 2006: pesa il fattore traffico

Quelle negative iniziano dai dati sulla mobilità dei passeggeri su strada, dove l’Italia si distingue per le più alte percentuali tra i 15 membri storici dell’Unione Europea. Un dato che, nel 2004 (ultimi dati disponibili), ha contribuito a portare il 78% delle città italiane oltre i limiti fissati dall’Europa per l’inquinamento da polveri sottili (in Europa il 53,5%). Sempre nel 2004, per la prima volta, siamo poi scesi sotto la media europea per quel che riguarda l’intensità energetica, cioè il consumo di energia per unità di Pil (192,6 Kep/1000 euro 1995 contro una media europea di 190,8), e negli ultimi dieci anni, caso unico nell’Unione europea, i nostri consumi energetici sono cresciuti praticamente allo stesso ritmo del Prodotto interno lordo (13% contro 14%). Ciò che preoccupa Legambiente, inoltre, è che nel solare termico e nel solare fotovoltaico l’Italia è quasi all’anno zero.Male va anche per le acque di scarico, fuorilegge nel 45% dei casi (in Europa è al 25%), e per le acque interne non è balenabili, quasi il 30% (contro il 7% UE). L’abusivismo edilizio, poi, ha vissuto dal 2001 al 2005 un vero e proprio boom, con 140 mila edifici costruiti senza adeguati permessi. Ma nel Belpaese non va tutto male. Buone notizie arrivano infatti dalle aree protette, arrivate a circa il 15% contro il 12% dell’Europa dei 15, e dalla superficie agricola coltivata secondo metodi biologici, giunta a oltre il 6% (il doppio della media europea). L’Italia primeggia anche per numero di prodotti tipici a marchio europeo Dop e Igp (145 su 678) e per vini Doc e Docg (ben 353). In netto aumento anche le certificazioni Iso e Emas e i prodotti con marchio europeo Ecolabel.Commentando i risultati, Della Seta ha affermato: "si conferma che l’Italia è un Paese in difficoltà ma non immobile. E molti dati dimostrano che per crescere e riuscire a competere è importante valorizzare le risorse territoriali, cioè l’intreccio di natura, cultura, coesione sociale, capacità d’innovazione che è la più preziosa materia prima di quella che Ermete Realacci ha chiamato ‘soft economy’ e anche uno dei motori del made-in-Italy". C’è molto da fare, dunque, ma gli italiani hanno storicamente dimostrato di sapersi rimboccare le maniche ed agire con efficacia. Sarà così anche per l’ambiente?

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it

    E se vuoi scopri e condividi anche tu le ultime notizie di Attualità:

    Ancora nessun commento

JUGO > Attualità > Ambiente Italia 2006: pesa il fattore traffico