Anee e Asmi sul diritto d’autore

Di seguito il comunicato completo:
PIRATERIA DIGITALE: LA LEGALITÀ SI OTTIENE SOLO CON UN DECISO PIANO DI RIFORME LEGISLATIVE
“Sul tema del copyright oggi è come se ci ostinassimo ad applicare il diritto navale all’aeronautica”
di Roberto Liscia, Presidente di ANEE – Commissione servizi e contenuti di Assinform
La condivisione del sapere
Le nostre osservazioni partono da un assunto di base che consiste nel fatto che Internet e la digitalizzazione di ogni ambito della società hanno consentito di raggiungere un importante traguardo che è quello della diffusione della conoscenza. Nessuno può mettere in dubbio l’importanza di un tale risultato. Ogni scoperta del passato, ogni passo in avanti nel progresso scientifico, culturale e sociale è stato facilitato e, talvolta, reso possibile da uno scambio e da una condivisione di sapere. Sarebbe quindi assurdo e anacronistico non sfruttare al massimo, per questo importante fine, le potenzialità degli strumenti che la tecnologia ci offre.
No alle tasse sui supporti e superamento del concetto di “equo compenso”
Ci pare assurda l’imposizione di una tassa su ogni strumento di digitalizzazione, dando per scontato che vi si riproducano opere soggette al diritto d’autore. Si tratta del sistema dell’equo compenso che prevede un indennizzo preventivo di possibili atti di pirateria quando si acquistano supporti digitali e apparecchi di duplicazione. L’assurdità in questo caso è lampante perché per combattere la pirateria, di fatto la si legalizza, considerandola inevitabile e scontata. Paradossalmente ci si trova a dover pagare il diritto d’autore anche sulle memory card dove si scattano le foto di famiglia…. Siamo ad un eccesso di tutela che, lungi dal salvaguardare gli autori, non fa che diffondere ancora di più la legittimazione verso lo “scaricare” piuttosto che caldeggiare l’acquisto per la fruizione. Si pone d"altronde il problema della redistribuzione tra gli autori delle somme percepite in modo “aprioristico”. È infatti impossibile sapere quali contenuti siano stati scaricati.
No all’apposizione di contrassegni sulle opere digitali
Il Decreto legge 128/2004 impone l’obbligo di apporre un “idoneo avviso” attestante l’avvenuto pagamento dei diritti SIAE a qualsiasi contenuto immesso in un sistema di reti telematiche, a prescindere dalla sua finalità commerciale. Tralasciando alcune perplessità sulle opportunità che SIAE debba ricoprire il ruolo di “certificatore“ generale, si tratta di un obbligo inaccettabile e anacronistico nei confronti di un mezzo quale Internet la cui caratteristica principale risiede appunto nell’essere un mezzo libero e globale. Inoltre, l’apposizione di un avviso obbligatorio, che fa dell’Italia un caso unico nel mercato mondiale, contrasta con le normative comunitarie ed internazionali, secondo le quali l’attribuzione e l’esercizio del diritto d’autore non devono essere soggette ad alcuna formalità. La stessa recente direttiva comunitaria sottolinea ancor di più come tale formalità debba avere caratteristica di “volontarietà”.
No al controllo da parte degli Internet Service Provider
Insensata è anche la via di trasformare gli Internet Service Provider in guardie digitali a difesa della legalità delle reti. A parte l’assurdità da un punto di vista etico della richiesta, ancora più assurdo rimane la reale possibilità di un metodo di questo genere. Come distinguere infatti tra lo scarico legale sempre più diffuso grazie alle piattaforme open source e quello illegale? E poi, lo sappiamo, il proibizionismo non porta da nessuna parte, soprattutto in un contesto libero e democratico come quello della rete.
No alla criminalizzazione
Certamente sarebbe assurdo provare ad adattare quello che valeva prima che il mondo vivesse la rivoluzione digitale. Sarebbe anacronistico. Eppure questa è la strada che si sta tentando a diversi livelli e non solo per quanto riguarda la legittimità della copia personale. Un esempio è la legge 106/04 che obbliga a depositare siti web, newsletter e quant"altro presso le Biblioteche nazionali. Questa legge che risponde a giusti principi e a giusti valori di condivisione del sapere, appunto, diventa però inconcepibile quando applicata al nuovo mondo. Sarebbe come ostinarsi ad applicare i principi del diritto navale al settore aeronautico. Cambia il contesto e necessariamente devono cambiare le regole. Tuteliamo allora il sapere, ma ragioniamo diversamente sugli strumenti.
Sì ai prezzi più bassi e a nuovi modelli di business
Ultima nota critica riguarda il tentativo di arroccamento che le case discografiche e cinematografiche stanno avendo sul tema dei prezzi. Hanno fatto realmente i conti? Non conviene invece trovare nuovi modelli di business legale che, tramite, l’abbassamento dei prezzi, portino all’allargamento incredibile del mercato con effetti, a mio avviso, positivi sui conti economici?
Micro-pagamenti
Non è possibile parlare di remunerazione di contenuti se non si affronta il tema delle modalità di pagamento. Attualmente le modalità più utilizzate non rappresentano infatti una soluzione efficace per i pagamenti di piccolo importo, detti appunto “micropagamenti”, il cui valore varia dal centesimo a poche decine di Euro. Anche su questo tema abbiamo aperto un tavolo di lavoro perché è proprio questa tipologia di pagamento ad interessare in particolare i fornitori di contenuti editoriali e informativi online sia su Internet che su cellulare (articoli, news, brani musicali, filmati, foto, ecc…) per i quali il problema fondamentale è rappresentato dall’assicurarsi introiti attraverso la vendita di propri contenuti o servizi ai consumatori. I micropagamenti consentirebbero quindi anche di intervenire proprio in quei settori nei quali il fenomeno della pirateria è maggiormente diffuso, contribuendo ad un suo contenimento non per via repressiva, ma rispondendo a una domanda forte e attualmente insoddisfatta. Naturalmente, perché questo sia possibile, occorre offrire all’utente semplicità nell’effettuare l’operazione di pagamento, transazione veloce a costi contenuti, garanzie di sicurezza.
Fatturazione
A tale situazione si aggiunge inoltre la gestione amministrativa delle transazioni che, se venissero effettuate tramite cellulare con addebito su bolletta telefonica, non genererebbero l’emissione di scontrino fiscale o fattura, mentre se effettuate tramite Internet vedono l’obbligatorietà di rilascio di un documento fiscale, con i conseguenti costi amministrativi che, soprattutto su un grande numero di transazioni con piccoli importi, diventano estremamente significativi. Una parziale soluzione sarebbe la possibilità di emettere fatture cumulative fino a raggiungere un certo importo.
In conclusione, dunque, rinunciamo ad adattare leggi del passato e proviamo una volta per tutte a ragionare secondo i nuovi schemi imposti dallo scenario attuale, evitando di innalzare continue barriere, rese poi inefficaci dall’evoluzione delle tecnologie e dalle pratiche correnti. Ragioniamo ad esempio sul concetto di “volontarietà”, soprattutto quando parliamo di diffusione di contenuti digitali volti a diffondere la cultura e la conoscenza, consentendo agli autori di scegliere come e quanto proteggere la propria opera, senza negare il diritto di accesso e diffusione da parte del pubblico. L’esperienza dei sistemi di open source dimostra che è possibile trovare nuove modalità di fruizione, salvaguardando il business.
Un modo per tutelare l’opera senza bloccarne la diffusione potrebbe venire dalle licenze definite Creative Commons Public Licenses – CCPL ( www.creativecommons.it). Nate nel 2001 negli Stati Uniti, si possono applicare a qualsiasi opera dell’ingegno: libri, musica, testi, video, immagini… L’autore può scegliere il modo in cui proteggere la sua opera tra una serie di opzioni presentate sul sito dove si procede all’iscrizione. Si tratta comunque di una strada certamente da prendere in seria considerazione perché consente di valorizzare al massimo la possibilità di scoprire e di mettere in comune gli immensi giacimenti digitali ancora non condivisi come quelli di centri di ricerca, università, associazioni, governi, pubblica amministrazione locale e centrale.

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