Ardea: Manzù in mostra per il centenario

Organizzata dalla Galleria nazionale d’arte moderna e curata da Marcella Cossu, l’esposizione consiste in un excursus cronologico tra un’ottantina di opere – tra disegni, incisioni e bozzetti teatrali – appartenenti alla collezione grafica della Raccolta stessa. Il percorso espositivo è suddiviso nei quattro decenni che vanno dal 1940 al 1980. Nella prima sezione troviamo opere come le due caricature politiche "Fascista" e "Tripartito" (periodo 1941-1943), ma anche lo "Studio" del 1949 per il bozzetto della Porta di San Pietro.La seconda si occupa invece del decennio decennio 1950-1960, caratterizzato dall’incontro con Inge, ballerina classica, e dagli innumerevoli ritratti femminili e disegni sul tema della danza. Da ricordare, i due studi analoghi per un episodio della "Porta dell’Amore" di Salisburgo (1955-1958, la Decollazione del Beato Kolland), nonché la serie delle litografie per illustrare il poema di Salvatore Quasimodo "Il falso e vero verde" del 1954.Nella terza sezione, fino al ’63 troviamo una serie di disegni e schizzi preparatori per singoli episodi della "Porta della Morte" inaugurata nel ’64, nonché ritratti di Papa Giovanni e dei suoi principali collaboratori, Monsignor Giuseppe De Luca e Monsignor Loris Capovilla. Dal ’65 al ’70 Manzù si dedica principalmente, in grafica come in scultura, a tematiche che rispecchiano la raggiunta conquista della serenità familiare ed esistenziale, quali i cicli degli Amanti, Striptease, Spielerei, con i giochi dei figli Giulia e Mileto in piedi sul carro. Dal ’64 inizia inoltre l’importante attività di scenografo e creatore di bozzetti teatrali di Manzù, esemplificata dalla tempera su carta "Edipo" del ’64, eseguita per l’Oedipus Rex di Strawinsky, rappresentato all’Opera di Roma nello stesso anno. Di particolare interesse risulta il gruppo dei disegni per la terza ed ultima Porta di Manzù, quella "della Pace e della Guerra" (Rotterdam 1965-1968).Conclude il percorso l’unica acquaforte del 1980 presente in Raccolta, "Ragazza II", che si distacca dal corpus delle incisioni del decennio 1970-1980 per le dimensioni decisamente maggiori e un’insolita policromia, chiudendo di fatto la favola grafico-autobiografica della Raccolta Manzù.

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