Ars longa, vita brevis

È bastato un timido sole per trasformare il disagio in melanconico ricordo.
L’equinozio è stato celebrato, l’agnello sacrificato alla faccia dei vegani e delle feste pasquali ci resta solo qualche chilo di troppo. Un tepore a cui non eravamo più abituati mi ricorda che dopo la primavera, in men che non si dica, arriverà
l’estate. E quei chili di troppo torneranno ad essere un problema diffuso. Non che la cosa mi abbia mai preoccupato più del dovuto. Il problema è la palestra, lì al piano di sopra. Dagli uffici di Jugo, basta una rampa di scale per raggiungere quel tempio della forma fisica e della linea.
L’epicentro di un piccolo terremoto privato, continuo, dovuto alle centinaia di saltelli e sgambettamenti dei partecipanti ai corsi di aerobica. Scosse non rilevabili con i parametri della scala Mercalli che pure, per definizione, scuotono. O almeno tentano di scuotermi
dall’abituale pigrizia, complice anche il tradizionale torpore primaverile. Una rampa di scale. Troppo poco per costituire un alibi che plachi i miei sensi di colpa. Di tempo ce
n’è sempre troppo poco, il lavoro, la famiglia…ma una rampa di scale. Con tutti quei dolci, tutta quella cioccolata, sarei tentato di cedere, di ascendere quei pochi gradini ed abbandonarmi al faticoso destino. Quanti rimorsi. Sarebbe bastato forse qualche bicchiere di quel prelibato moscato in meno o qualche fettina di deliziosa colomba artigianale a risparmiarmi chissà quanti ettogrammi di peso. Per non parlare poi di quel sangiovese superiore, quella sinergica miscela di gusti fruttati, floreali e speziati che così bene si sposava con lo stinco di vitello. Che dire, poi, del Barolo chinato che sembrava fatto apposta per
l’uovo di cioccolato fondente con le nocciole igp del Piemonte. Arte, vera e propria metafisica allo stato solido. Ormai rassegnato compio
l’estremo passo verso quel primo gradino. Una sola rampa di scale. Poi, ad un tratto,
l’illuminazione. Mi torna provvidenziale alla mente l’antico adagio: “Ars longa, vita
brevis”. Come dire meglio il rimorso per quel sorso in più di Rhum Agricolo della Martinica (vera e propria arte allo stato liquido), che il rimpianto di non averlo gustato. E giù a cascata,
“Carpe diem” e chi più ne ha… In fondo, la vita lascia così poco tempo per noi stessi che, senza nulla togliere alla palestra di sopra, un buon libro ed una buona fumata di pipa non potranno che farmi bene
all’anima. Un’ultima occhiata a quell’unica rampa di scale, una lenta e ponderata rotazione del corpo, un leggero allungamento del braccio ed una lieve pressione sul pulsante
dell’ascensore. Una sola rampa di scale. Mi ritrovo al piano terra, verso l’uscita dello stabile. Il tragitto verso
l’automobile è breve ma basta a farmi godere del rinnovato clima primaverile. Sorrido mentre passo in rassegna la pila dei libri
“inevasi” che ho accatastato in attesa di un tempo libero a rischio di estinzione.
L’otium, i latini si che la sapevano
lunga…

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