Aspartame: per l’EFSA non c’è pericolo

Utilizzato da oltre 20 anni come additivo alimentare ed edulcorante da tavola, l’aspartame ed i suoi derivati sono stati oggetto di ampie indagini in vari contesti: studi sperimentali sugli animali, ricerca clinica, studi sull’assunzione e sorveglianza post-commercializzazione. Da sempre protagonista di aspri dibattiti, l’aspartame è stato nel 2005 al centro di uno studio (condotto sui ratti) effettuato dalla Fondazione europea Ramazzini, secondo cui l’aspartame poteva causare il cancro e che le attuali linee guida sul suo impiego e consumo avrebbero dovuto essere riviste.Chiamata ad analizzare il caso, l’EFSA ha però riconosciuto che in questo studio su tutta la durata della vita degli animali, il numero di animali per ogni gruppo di dose e il numero di dosi somministrate sono stati maggiori rispetto a quanto avviene negli studi convenzionali sulla cancerogenicità. Si è trattato quindi di un’azione importante, potenzialmente in grado di rilevare con maggior sensibilità effetti in caso di bassa incidenza. Tuttavia, il gruppo di esperti ha identificato nello studio diversi problemi che hanno reso difficile l’interpretazione dei risultati. In particolare, secondo l’EFSA, "ha confuso notevolmente il fatto che – come riferito dalla Fondazione Ramazzini – in tutti i gruppi di animali, incluso il gruppo di controllo, vi era un’elevata incidenza di fondo di malattie infiammatorie croniche a carico di polmoni e altri organi". Herman Koëter, direttore esecutivo facente funzione dell’EFSA, ha dichiarato: "L’EFSA ritiene che i risultati del nuovo studio sull’aspartame non forniscano basi scientifiche per riconsiderare il suo impiego nei prodotti alimentari. Qualora, in futuro, ulteriori informazioni si rendessero disponibili, l’EFSA le valuterà con la massima priorità".

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