Banda larga: digital divide e contratti

L’Adiconsum afferma: "Nonostante l’art. 3 del Codice dell’amministrazione digitale entrato in vigore il 1° gennaio 2006 consideri un diritto l’utilizzo della banda larga, tale servizio nel nostro Paese è privo di regole". Ciò, secondo l’associazione, si traduce in nessuna garanzia sulla velocità di connessione, nell’impossibilità di confrontare le tariffe, nell’obbligo di stipula di abbonamento annuale o nel tacito rinnovo. Condizioni che l’Adiconsum non esita a definire vessatorie e subite dai navigatori di internet. Questa la richiesta: "Adiconsum ritiene indispensabile definire la banda larga come ‘servizio universale’ e come tale di essere regolato da norme tese a tutelare i diritti del consumatore". Cosa potrebbe migliorare? Innanzitutto, si può superare il digital divide, permettendo a tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono e dalle condizioni economiche in cui versano, di usufruire di tale servizio, nonché aumentare la concorrenza, perché in caso di servizio inadeguato consentirebbe al consumatore di cambiare operatore. Ultimo, ma non meno importante, ciò consentirebbe di ridurre le tariffe. Secondo le richieste dell’Adiconsum, i contratti devono riportare: l’indicazione dell’effettiva velocità di connessione e non dell’ipotetica velocità massima possibile. Il consumatore deve pagare per l’effettivo servizio descritto e non per quello promesso – la descrizione del tipo di servizio offerto (scarico di foto, video, musica, ecc.) e della velocità alla quale è garantito – gli estremi per la risoluzione del contratto da parte del consumatore in ogni momento a fronte di un servizio inadeguato – la possibilità di ricorrere a forme conciliative di risoluzione del contenzioso attraverso le associazioni consumatori o i Corecom.

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