Banda larga: Italia ancora in ritardo

Un impegno che deve essere prioritario per tutti gli stati della Comunità, considerando che l’economia moderna si fonde proprio sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le stesse che rappresentano il 50% della crescita di produttività in Europa. In questo contesto, l’Italia, con un tasso di penetrazione della banda larga del 13,2%, permane purtroppo al di sotto della media europea e decisamente al di sotto della media dei quindici Stati membri, superiore al 16,6%. A parlare del difficile rapporto del Belpaese con la banda larga è Viviane Reding, commissario Ue per la società dell’informazione e i media, nel corso di un intervento nell’aula del Senato italiano. A preoccupare è anche la copertura geografica della banda larga, pari all’87% del paese: una percentuale molto più bassa della media dell’Unione europea. Come sottolineato dalla Reding, la copertura è concentrata nelle aree urbane, mentre nelle zone rurali è nettamente inferiore. Inoltre, se la percentuale degli investimenti connessi alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sul totale della ricerca e sviluppo è solo leggermente inferiore alla media europea (25%), gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo da parte delle imprese è meno della metà della media (0,3%). "In questo settore – ha commentato Viviane Reding – meno investimenti in ricerca significa minore competitività". Positivo invece il bilancio relativo alla fornitura di servizi di e-Government (60%), superiore alla media dell’Unione europea (40%), anche il loro utilizzo va a rilento. I cittadini italiani, infatti, vi ricorrono meno che nel resto d’Europa. La regolamentazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e, in particolare, delle comunicazioni elettroniche, appare quindi come condizione essenziale per favorire investimenti in innovazione, lanciare nuovi servizi e avere prezzi più competitivi.

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