Berlino, una creatura da scoprire

Chi ama l’architettura moderna, il gusto che essa infonde accompagnandosi a quella del passato, non può non rimanerne affascinato. Punto di partenza la porta di Brandeburgo. Simbolo di rinascita, di vittoria, di vera e autentica riunificazione. Sembra così lontano il 1989, eppure la sensazione che si ha è quella di una completa voglia di accantonare in soffitta quello che è stato, per passare oltre, per guardare il futuro con occhi lucidi e sicuri. La vista va verso l’Unter den Linden, lo spettacolare viale, che grazie ad una poderosa e straordinaria opera di restauro, ha conservato il fascino di un tempo. Il Reichstag è uno dei prodigi che Sir Norman Foster ci ha regalato. Il parlamento tedesco conserva solo esternamente la sua struttura originaria. Al suo interno regna lo stupore per la gigantesca cupola di vetro che lo sovrasta. Passeggiando lungo la rampa a spirale sospesa quasi nel vuoto si raggiunge il terrazzo superiore. Sorpresa per il paesaggio che compare oltre i vetri della cupola e per i riflessi che filtrano dall’enorme imbuto di specchi al centro della struttura. Quando al tramonto i raggi del sole oltrepassano il vetro, lo scintillio rende magica la vista verso il Tiergarten, l’enorme parco cittadino. E persino la sagoma d’orata dell’angelo della Statua della Vittoria sembra librarsi in volo. Altro appuntamento da non mancare Potsdamer Platz. La sfida del progetto urbanistico di Renzo Piano è stata vinta. Per quarant’anni questo luogo è stato il testimone muto della devastazione della Storia. Era il cuore vivido e in fermento della Berlino degli anni Venti e dopo lo sconvolgimento della guerra, è diventato un ammasso informe di macerie e tragedia. Un unico e insindacabile monito alla memoria. Ora Postdamer Platz con la sua inventiva architettonica, con le firme prestigiose che hanno regalato armonia e originalità all’intera area, ha voluto cancellare il passato. Forse l’azzardo è stato proprio questo: riconsegnare ai berlinesi un pezzo di paesaggio urbano unico, ricco di ambizione e di quotidianità lontano però dal lutto, dalla sciagura che ne permea le fondamenta. Il Daimler-City di Piano non ha eguali per l’equilibrio delle forme, la purezza di linee e il calore che infonde. L’originalità e l’audacia del Sony Center del giapponese Jahn possono solo incantare. I vetri della struttura circolare riflettono le grandi vele bianche che sembrano azionarsi da un momento all’altro come un’elica verso il cielo. Il Grand Hyatt di Moneo, hotel dall’arredamento minimalista, dalle forme pulite, è simbiosi perfetta di purezza ed efficienza. Fermarsi in uno dei numerosi caffè all’aperto è una tappa d’obbligo. Assaporare un aperitivo seduti su sedie e poltrone di design regalandosi una vista unica e scorci impareggiabili, è un must. E il momento migliore è di notte quando le enormi vele del Sony-Center si tingono di viola, regalando un’atmosfera magica, quasi surreale.

Andrea Lanari

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