Boom del turismo procreativo

Il paese che ha registrato il boom più importante è stato la Spagna, in particolare per i centri di Valencia e Barcellona. “Il motivo è legato alla presenza di una legislazione più liberale – ha spiegato la biologa Chiara Fornasiero – che consente l’eterologa e concede un bonus per le ovodonazioni, che vengono fatte da donne giovani e senza problemi di fertilità, e non, come avviene altrove, da donne già sottoposte a cicli di fecondazione”. Un incremento è evidente anche per la Svizzera italiana (scelta per vicinanza e condivisione della lingua), il Belgio e l’Austria, senza dimenticare l’ascesa di mete come la Grecia, Israele e la Slovenia. Il rapporto offre inoltre una panoramica sui costi dei trattamenti nei vari paesi. I più contenuti sono quelli dei paesi a economia emergente (Grecia o Repubblica Ceca) dove una fecondazione medicalmente assistita può costare intorno ai 1000 euro. In Belgio, Svizzera, Spagna e Austria, invece, il costo sale a 3000 euro, fino a raggiungere i 7000 euro nei centri più “esclusivi” dell’Inghilterra e degli Stati Uniti. “All’estero non vanno solo le coppie infertili costrette a sottoporsi alla fecondazione eterologa, ma anche i portatori di malattie genetiche, come i malati di fibrosi cistica o di anemia, che in Italia, a causa della Legge 40, non possono più ricorrere alla diagnosi pre-impianto (PGD)”, ha spiegato Andrea Borini, presidente del CECOS Italia. “Il turismo sanitario non è mai un indice di progresso o un fenomeno di cui ci si possa vantare. E solo una vittoria dei Sì ai referendum potrà garantire l’arresto del fenomeno”.

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