BSE e i possibili rischi derivanti dal latte

Secondo gli scienziati, da questa scoperta nasce spontanea la domanda circa il rischio di trasmissione del morbo della mucca pazza (BSE) attraverso il consumo di latte e latticini. Per quanto riguarda le proteine prioniche nel latte in vendita al supermercato, finora il consumo di latte era considerato sicuro. Questa situazione, sempre a giudizio degli esperti della Alicon AG, potrebbe ora cambiare. Essi hanno isolato proteine prioniche nel latte umano, bovino, caprino e di pecora. Attraverso un’innovativa tecnologia, le proteine prioniche sono state rilevate pure nel latte omogeneizzato e pastorizzato acquistato al supermercato, come riportato recentemente nella rivista scientifica internazionale Public Library of Science (Plos ONE).Le proteine prioniche isolate in questo lavoro si trovano con molte probabilità nella loro forma normale e non rappresentano quindi alcun pericolo di contagio. La presenza della variante normale nel latte di animali sani indica comunque la possibilità che il latte di mucche infettate con la BSE contenga proteine prioniche infettive, cioè prioni. Questo il commento del direttore del dipartimento di ricerca della Alicon, dottor Ralph Zahn: "Non esiste finora alcuna base scientifica per ritenere che il latte possa contenere solo la variante "sana " delle proteine prioniche e non quella che provoca la malattia". Accanto a sangue e urina, pure il latte rientrerebbe quindi nel gruppo dei fluidi fisiologici che possono contenere prioni "malati". Pure la saliva, come riportato recentemente da ricercatori americani, può contenere prioni patogeni. Ulteriori ricerche tenteranno ora di stabilire se il latte può essere un vettore della BSE o della scrapie, in attesa dell’introduzione di un test in vivo per la BSE, che permetta di eliminare precocemente le mucche da latte affette da BSE.

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