Caffè e infarto: dipende dal DNA

In questi casi, infatti, il rischio di incappare in un infarto sale fino al 64%, rispetto a chi invece assorbe la caffeina in minor tempo. Lo studio condotto da El-Sohemy potrebbe dunque far chiarezza sul rapporto che intercorre tra la sostanza eccitante e l’infarto, un tema sul quale si dibatte da tempo. Per arrivare alla conclusione che è il DNA a determinare il rischio per il cuore, i ricercatori hanno esaminato il codice genetico di ben 4000 volontari colpiti, in passato, da arresto cardiaco, scoprendo che esistono due diverse varianti del gene che produce l’enzima CYP1A2. Nei casi in cui il gene conduce ad un metabolismo della caffeina più lento, il rischio di contrarre un infarto sale infatti dal 36 al 64% (anche in relazione al caffè che si assume), rispetto a chi invece è in possesso dell’altra variante del gene. Pur se lo studio, pubblicato sul "Journal of American Medical Assosiation", rivela come sia il metabolismo della caffeina a determinare i rischi cardiaci ai quali si va incontro, il consiglio di Ahmed El-Sohemy e della sua equipe è indirizzato a tutti ed è quello di non eccedere nel consumo della bevanda.

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