Cambia la raccolta dei rifiuti tecnologici

All’interno troveranno posto apparecchiature dismesse come vecchi elettrodomestici, computer, telefoni, fax, radio, tv, videoregistratori, tubi al neon e persino trenini elettrici e videogiochi.Il decreto legislativo che recepisce le tre direttive comunitarie (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE) sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e sulle restrizioni d’uso in queste apparecchiature di determinate sostanza pericolose, è stato infatti approvato, in prima lettura, dal Consiglio dei Ministri. Toccherà ora alla Conferenza Stato-Regioni e alle Commissioni parlamentari dare il via libera alla “campana”. Tra le principali finalità, sono sei quelle individuate all’interno del decreto: prevenire la produzione di rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; garantire la realizzazione di un sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio di questi rifiuti; favorire la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti da esse prodotte; vietare l’utilizzo di sostanze pericolose come mercurio, piombo, cadmio, cromo, Pbb ecc; realizzare sistemi di trattamento, recupero e smaltimento finale di questi rifiuti finanziati essenzialmente dai produttori delle apparecchiature; marchiare tutte le apparecchiature con un simbolo che indichi ai cittadini la necessità della raccolta differenziata. Per la raccolta differenziata della spazzatura elettronica proveniente dai nuclei familiari, si prevede che questa sarà pari a 4 Kg all’anno, entro il 31 dicembre 2006. I distributori, al momento della fornitura di un nuovo apparecchio destinato ad un nucleo domestico, dovranno poi assicurare il ritiro gratuito di quelli vecchi ed il finanziamento delle operazioni di trasporto, trattamento, recupero e smaltimento finale della spazzatura elettronica è a carico dei produttori. A vigilare su tutte le fasi di questa “raccolta differenziata”, il decreto prevede l’istituzione, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio , di un Comitato di vigilanza e di controllo e l’istituzione di un Registro nazionale dei soggetti obbligati allo smaltimento di questo tipo di rifiuti. Per chi “sgarra” sono previste multe fino a 100.000 euro.

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