Cannabis: agisce anche sulle ossa

Il lavoro svolto dai britannici promette di aprire nuove prospettive nella cura
dell’osteoporosi, una malattia che solo in Italia colpisce circa 5 milioni di
abitanti. I ricercatori hanno osservato gli effetti della cannabis sui topi di
laboratorio, verificando come questa sostanza riesca a legarsi ai recettori
delle ossa in modo del tutto simile a quello tipico di altre sostanze
naturalmente prodotte dall’organismo (endocannabinoidi). Quando ciò avviene si
riscontrano effetti decisamente negativi sulle ossa, rappresentati da un aumento
di fragilità delle stesse, effetto che può facilitare l’insorgenza dell’osteoporosi.
L’importanza dello studio è nella conferma che se a questi recettori si legano
dei farmaci in grado di bloccare i cannabinoidi, è possibile prevenire
efficacemente l’indebolimento delle ossa. Si tratta di una scoperta particolarmente interessante
“perché dimostra – commenta Stuart Ralston, coordinatore della ricerca – come
questi farmaci possano aprire la strada ad un nuovo approccio nella cura dell’osteoporosi”.
Lo stesso Ralston dichiara che, pur non avendo osservato direttamente i consumatori di cannabis,
la ricerca dimostrerebbe come un uso eccessivo della sostanza stupefacente
rappresenti un rischio per la salute delle ossa dei consumatori.

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