Canova protagonista alla Galleria Borghese

E’ infatti l’icona inamovibile della Galleria Borghese che Canova scolpì dopo la vendita da parte di Camillo Borghese a Napoleone della famosa collezione di antichità, oggi nucleo delle collezioni greco romane del Louvre. Il visitatore potrà quindi confrontare i lavori del Canova con i pezzi a cui l’artista si è ispirato. La mostra, si propone infatti di ricreare, nel dialogo tra le statue di Canova, i capolavori di Bernini e i marmi antichi, un’atmosfera simile a quella che si doveva respirare nel 1808. Una monografica ambientata nel luogo tanto caro allo scultore nel 250esimo anniversario della sua nascita e nel bicentenario della Paolina Borghese Bonaparte come Venere Vincitrice.

La mostra intende illustrare da una parte le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo Borghese e la famiglia Bonaparte, per la quale egli elaborò la particolare tipologia del ritratto divinizzato in scultura, di cui ci si propone di presentare altri esempi da confrontare con quello di Paolina come Venere Vincitrice. Dall’altra si vuole ripercorrerne la carriera seguendo, attraverso oltre cinquanta opere provenienti dai più grandi musei del mondo, la continua rielaborazione, dalla fine degli anni Ottanta del Settecento, del tema di Venere: oltre ai grandi marmi, disegni, tempere, monocromi, dipinti, bozzetti in creta e terracotta per un esempio eloquente del metodo di lavoro di Canova.

Tra le opere in mostra saranno presenti sedici dei suoi grandi marmi: le Tre Grazie dall’Ermitage di San Pietroburgo, la Naiade dal Metropolitan Museum di New York, la Ninfa dormiente dal Victoria & Albert Museum di Londra, la Venere dal Leeds City Art Gallery, la Venere Italica dalla Galleria Palatina di Firenze, Amore e Psiche stanti dal Louvre di Parigi, il Ritratto di Principessa Leopoldina Esterhazy Liechtenstein dal Castello Esterhazy di Eisenstadt in Austria e la Tersicore dlla Fondazione Magnani Rocca di Parma. Per la prima volta in Italia la serie completa degli Amorini: Amorino Lubomirski (1786-88) dal Castello Lancut in Polonia, Amorino Campbell (1787-89) dall’Anglesey Abbey di Cambridge, Amorino Latouche (1789) dalla National Gallery of Ireland di Dublino e Amorino Yussupov (1793-97), l’unico alato, dall’Ermitage di San Pietroburgo.

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