Caraibi, la favola senza tempo

In seguito arrivarono i francesi che riuscirono ad impadronirsi della parte nord-ovest e sud-est. Le due potenze si contesero per secoli a suon di cannoni il suolo di queste isole. Ai francesi si deve il merito dell’introduzione della coltivazione della canna da zucchero, da cui sarebbe poi dipeso il florido futuro economico di queste terre.
Dall’indipendenza proclamata nel 1983, le isole sembrano vivere di una pace e di una tranquillità insostituibili. Quasi stanchi delle continue lotte, delle dominazioni, delle guerre che le hanno attraversate nel corso degli anni, gli abitanti ora sembrano vivere in un perpetuo stato di beatitudine e di quiete.
St. Kitts è una massa montuosa uscita dall’acqua, su cui domina un vulcano spento, Liamuiga, di circa 1155 metri. Mentre nell’altra isola il monte Nevis osserva anche lui taciturno la bellezza del paesaggio.
Dalla cima perennemente cosparsa di nubi, si gode un panorama mozzafiato. La montagna addolcendosi man mano discende, lascia posto a colline e a campi che nell’ora del tramonto si tingono di un verde intenso, acceso e vibrante nel suo scintillio. Piantagioni di canna da zucchero, palme, foreste tropicali si diradano in direzione del mare cristallino, dalle incredibili sfumature che solo il caribe può regalare. L’azzurro del cielo si fonde con il blu dell’oceano che lambisce i tratti di questo paradiso in pratica intatto. Sembra un eden incontaminato. Gli occhi si commuovono per lo splendore che ci appare d’innanzi, per la purezza dell’aria, per il profumo intenso e appassionato.

La capitale, Basseterre, è una delle più belle città dei Caraibi. Una schiera d’antiche case in stile georgiano circonda il centro storico. Nella stupenda piazza centrale il via-vai è frenetico: donne che si recano al vicino mercato per acquistare frutta e verdura locale, bambini che corrono festosi, gente al lavoro o intenta agli acquisti nei numerosi negozi che si susseguono nelle viuzze piene di atmosfera. La vittoriana torre-orologio della piazza domina il tutto come un gigante buono ed attento. Il clima è disteso. I ritmi ovattanti. Nessuna fretta. La frenesia del mondo occidentale sembra qui non aver attecchito. Il campanile batte incessantemente. E’ ora della funzione. Alcune mamme trascinano i propri bambini infagottati in eleganti abiti verso la vecchia chiesa. Papillon e giacche a quadri di taglio retrò avvolgono questi dolcissimi visi. Le bambine in graziosi abiti a balze e ricami e merletti, sembrano uscite dal set di “Via col vento”. Capelli raccolti in acconciature singolari, nastri colorati, perline, coralli come fermagli rendono ancor più magico questo scenario. Come in mezzo ad una favola senza tempo, l’atmosfera è gioviale. Il candore e la grazia dei sorrisi rendono l’anima più vicina d Dio.
Lasciato il fascino del centro abitato, ci si dirige verso la parte sud-occidentale dell’isola. Attraversate dolci colline e laghi salati, si approda ad una specie di penisola ricca di splendide spiagge: Coconut Beach, Major’s Bay, Banana Bay. Una spicca su tutte Turtle Beach. Sabbia finissima, mare dai favolosi riflessi e tonalità. Un tratto di oceano di circa due miglia separa l’isola da Nevis, che sorge meravigliosa e aristocratica all’orizzonte. Charlestown, la capitale, ci saluta con i suoi colori e il verde dei rilievi che la circondano come in un quadro, come in una poesia.
Consigliato fermarsi in uno dei ristoranti sulla spiaggia per assaggiare le specialità locali. Da provare le polpettine fatte con l’interno delle conchiglie e varie spezie segrete. Ottime specialmente se innaffiate con uno dei tanti succhi tropicali.
In riva al mare il tempo scorre velocemente. La proprietaria del locale si siede al nostro tavolo e ci racconta la sua dura vita costellata da povertà e lutti. Gesto spontaneo e senza alcun’imposizione. Nei suoi occhi nessun rimpianto, ma una gioia autentica, una pace che solo in questo luogo si può trovare. Il sole scende e il luccichio del mare fa dimenticare qualsiasi pensiero negativo. Mi sento di condividere la sua pace. Serenità, ecco cosa mi viene in mente. Nient’altro.
Andrea Lanari

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