Caso Battiato: quando la prostituzione è intellettuale

concerto franco battiato

Ancora una volta si è riusciti a mostrate tutto l’essere bigotto, insito nel DNA di questo paese. Mentre una classe politica, incapace di guidare il paese, lo sta portando al declino totale, qualcuno è in grado di scandalizzarsi per una frase pronunciata da un cantautore prestato alla politica. Piuttosto che indignarsi per l’inettitudine di un governo che stenta a formarsi e, di conseguenza, che procrastina nel tempo le necessarie riforme per ridare slancio alla nazione, non si trova altro da fare che denunciare la volgarità della frase pronunciata da Battiato al Parlamento Europeo.

Il cantautore siciliano ha sicuramente sbagliato modo, luogo e tempo dell’affermazione. Ha però espresso, seppure con toni forti, la rabbia di una paese ormai stanco di una classe dirigente chiusa in se stessa, che mira a salvaguardare solo i propri interessi. Quell’espressione, letta in chiave più ampia, è rivolta alle “troie” che occupano un posto di rilievo nella scena pubblica, senza però farsi carico della responsabilità loro affidata dai cittadini italiani. Non un attacco al sesso femminile, dunque, ma un attacco frontale a quanti, uomini e donne che siano, quotidianamente tradiscono la fiducia del popolo. A quanti sono pronti a vendere la propria dignità, a rinnegare la propria appartenenza politica in cambio di favori o somme di denaro. Anche questa è prostituzione, non fisica ma intellettuale.

L’eco delle parole di Battiato è risuonata forte in virtù della carica istituzionale ricoperta dal cantautore, ormai ex assessore nella giunta regionale in Sicilia. Le avesse pronunciate qualche mese fa, da semplice cittadino, quelle parole sarebbero state accolte diversamente. Tutti avrebbero esaltato la schiettezza, nel dire senza mezzi termini quello che altri pensano ma tengono per sé.

Personaggio stravagante, uomo di grande cultura, autore sopraffino di testi deliziosi e dal contenuto alto. Sarà anche per questo motivo che quella frase ha suscito tanto scalpore. Da un personaggio dallo spessore culturale così marcato, ci si sarebbe forse attesi un linguaggio più appropriato al contesto e alla carica rappresentata. Ma cosa sarebbe cambiato? Probabilmente tanto nella forma, molto meno nel contenuto. Allora è stato forse l’eccessivo essere esplicito del cantautore siciliano, a ferire l’orgoglio e il pudore di qualcuno.

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