Caso Ruby: parla il padre, tra vergogna e tante difficoltà

Appena scoppiò il caso, Zahara detta Naima, la madre di Karima, è sparita dal paese con i tre figli più piccoli, una femmina di sei anni e due maschi di cinque e tre. Da poche settimane è tornata, ma non l’ha vista quasi nessuno.

A prendere i bambini a scuola ci va sempre e solo il padre, Mohammed. Nel nuovo numero di Vanity Fair, in edicola dal 13 aprile, non nasconde un senso di profonda vergogna parlando della figlia: “Sua madre l’ha chiamata due giorni fa e anche oggi – spiega Mohammed -. Ma appena sente arabo attacca il telefono”.

Il giornalista di Vanity Fair gli chiede allora, come sta? “Fatico a lavorare. E poi vergogna, vergogna”. Naima come sta? “Vergogna anche lei. Non vuole uscire di casa. Non vuole vedere nessuno”. Al lavoro come va? “Male. Tutti mi guardano e dicono: “Vedi, è lui, è quello il padre. E io sento tanta vergogna. E poi tanti problemi”. Quali? “Mancano soldi”. Karima non ve ne manda? “No. Mai dato soldi a noi. Karima si è dimenticata di noi. Tornare in Marocco non si può perché non c’è lavoro. E poi servirebbero cinquantamila euro per fare viaggio, comprare un camion per lavorare là. Però resta tanta vergogna”.

Ma nel paese di Letojanni, poco distante da Taormina, dove Ruby/Karima ha vissuto appena arrivata in Italia, Vanity Fair riceve anche la testimonianza forte di un vigile. “Ruby ha fatto bene a scappare. Con il carattere ribelle che aveva, fosse rimasta qui avrebbe fatto la fine di quella pakistana ammazzata dal padre. Lo sappiamo bene noi che, dopo la segnalazione di alcune maestre, per un periodo la abbiamo accompagnata da casa a scuola per essere sicuri che seguisse le lezioni. Voleva farla sposare a un uomo di trent’anni più grande in Marocco, a dodici anni. Ha fatto bene a scappare”.

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