Castello Sforzesco: La monaca di Monza

La sua storia è emblema di un tema ben più vasto, quello della condizione femminile nella prima età moderna. Figure di donne private della libertà di scegliere il proprio destino – Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Pia de’ Tolomei, Isabella Orsini – protagoniste di intense opere dell’Ottocento introducono il percorso espositivo, aprendo a una sezione sulle monacazioni forzate come fenomeno socio-economico di forte ricaduta sociale, nonostante l’opposizione della Chiesa.Su tutte queste donne si erge la "grande peccatrice", costretta a farsi monaca, protagonista di una storia privata che si intreccia con la vita e la cultura della Milano del Seicento. Testimonianze storiche sulle famiglie da cui discese, i de Leyva e i Marino – proprietari dell’omonimo palazzo, ora sede del Comune di Milano – le strazianti pagine della deposizione e della sentenza di condanna a essere "murata per sempre", contenute negli Atti processuali, eccezionalmente esposti al pubblico, la contrizione e il pentimento consegnati al carteggio con Federico Borromeo rappresentano la drammatica voce della verità storica. A essa si sovrappone, nella seconda parte della mostra, il racconto letterario e figurativo della Monaca.Straordinarie prove pittoriche di diversi artisti dell’Ottocento, dal dignitoso dolente distacco dell’opera di Giuseppe Molteni, all’intimo e delicato "ritratto" di Francesco Hayez, allo scomposto sussulto con il quale Mosè Bianchi descrive un’inquietudine mai realmente trattenuta, ne rivelano il turbamento interiore.Gertrude è stata poi soggetto privilegiato di alcune tavole delle diverse edizioni illustrate del capolavoro manzoniano: in mostra sono presentati i delicati disegni di Francesco Gonin per l’edizione del 1840, gli splendidi disegni di Gaetano Previati, fino ad arrivare alle proposte di De Chirico e Treccani.

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