CCDU: minori e disturbi mentali

Di seguito riportiamo, senza modifiche, la nota pervenuta alla nostra redazione. Il Ministero della Sanità sta per lanciare il programma operativo sulla depressione che riguarda anche le fasce adolescenziali. Il Presidente della Commissione bicamerale sull’infanzia, Maria Burani Procaccini, lo sta anticipando citando statistiche altisonanti di 800.000 depressi in Italia di cui il 40% studenti delle scuole secondarie. Chiediamo dove sono le evidenze scientifiche di tali affermazioni? E’ ora di aprire gli occhi, chiedere i fatti, e smetterla di accettare affermazioni quali: “in Italia è diverso che negli USA”, perché quello che sta succedendo oggi in Italia è l’esportazione di un prodotto americano che non ha procurato altro che fallimenti. Attualmente nelle scuole americane si spende un miliardo di dollari all’anno per gli psicologi che lavorano a tempo pieno per fare diagnosi ed etichettare i bambini con “disturbi dell’attenzione” e si spendono più di 15 milioni di dollari in “trattamenti”. Per promuovere questa industria, si pubblicano libri che sostengono teorie infondate sulle “malattie” mentali infantili e l’uso di psicofarmaci come “soluzione”. Ne nostro Paese negli ultimi tre anni è enormemente aumentata la propaganda sui disturbi mentali infantili, è stato dato il via agli screening nelle scuole a fasce d’età sempre più basse, ed ora vengono sventagliate percentuali ed attuati piani per i “trattamenti” sotto la voce di “prevenzione”; è quadruplicato nel biennio 2000-2002 il consumo di psicofarmaci fra i giovanissimi con i primi casi di danni per diagnosi errate e gravi effetti collaterali. Questi programmi di prevenzione negli USA, fatti passare falsamente come necessari per supportare la scuola, o fermare l’abuso di droghe, o diminuire il comportamento suicida e la bassa “autostima”, per più di 40 anni, sono stati un fallimento aggravando in realtà tali problemi come dimostrano i casi di suicidi e omicidi e violenza in aumento. I responsabili del “programma psicologico” “TeenScreen”, in uso nelle scuole degli Stati Uniti, sostengono che il fatto di identificare e “curare” i bambini “a rischio” può evitare i casi di suicidio. Ciononostante, un rapporto pubblicato in Nevada nel 2003 riferisce che il 31% degli studenti sottoposti in passato a screening è in terapia; il 9% vede regolarmente uno psichiatra e sta prendendo psicofarmaci e l’1% ha già tentato il suicidio. In seguito allo screening della depressione sono state compilate sessanta milioni di prescrizioni per antidepressivi negli Stati Uniti: circa il dieci per cento della popolazione americana, compresi un milione e mezzo di bambini. Diane Alden, analista ricercatrice con un background in scienza e di economia politica, su Education Reporter del 2001, scrisse: “Prima che iniziasse il movimento nazionale di autostima, i bambini si guadagnavano autostima, o la assorbivano in modo naturale dai loro genitori. Quando facevano qualcosa, sia che avessero ricevuto o meno, una lode per questo, essi comprendevano di aver fatto qualcosa di buono. Tuttavia, man mano che i sociologi e gli educatori degli anni ’60 applicavano le teorie psicologiche alle scuole, l’istruzione andò declinando. I risultati sono stati disastrosi. I punteggi dei test, la lettura e l’abilità matematica dei bambini americani hanno cominciato ad andare nella direzione della spirale discendente…Man mano che si va avanti, sempre più scienziati credono che questa autostima esagerata possa veramente essere una delle cause della violenza nelle scuole pubbliche e altrove.” Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, come già da diversi anni, continuerà a battersi perché non accada anche in Italia un dilagare di diagnosi di questo genere attraverso programmi di prevenzione di disturbi mentali col pericolo di facili etichettature, trattamenti inappropriati e soffocando la spinta che promuove la ricerca di vere soluzioni e miglioramento. Lasciamo ad ogni coscienza trarre le proprie conclusioni, ma… si esorta ad osservare i fatti. Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

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