Cervelli in fuga: è l’Italia che ci rimette

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E’ quanto emerge da un’interessante studio condotto dall’ I-COM, l’Istituto per la Competitività, che calcola il valore annuo del lavoro svolto all’estero dai laureati  tra i 20 e 34 anni, sulla base di più di 240 brevetti depositati oltre confine ogni anno dai migliori 50 cervelli italiani. Una cifra che, nell’arco di vent’anni, potrebbe raggiungere i tre miliardi di euro, privando l’Italia di un ingente profitto.

D’altronde, è una triste realtà documentabile: il nostro Paese prevede per i fondi destinati alla ricerca solo l’1,1% del Pil. Non c’è da stupirsi, quindi, che le menti più argute e ambiziose, dopo anni di dedizione allo studio e di  sacrifici personali, valutino la possibilità di trovare un’occupazione al di fuori dei confini nazionali e preferiscano depositare brevetti di scoperte e invenzioni in Paesi più propensi e disponibili ad accoglierli e valorizzarli.

Non solo pratiche ragioni economiche ma anche, e soprattutto, di gratificazione e soddisfazione personali. Sì, soprattutto. Gli stessi intervistati ammettono che, a parità di stipendio, non sarebbero comunque disposti a rientrare in Italia, in quanto le possibilità di carriera e di meritocrazia risultano nettamente inferiori rispetto ai Paesi limitrofi. Lamentano l’assenza di una vera e propria cultura del lavoro, che purtroppo nel nostro Paese è incentrata sulla competizione, mentre in altri Stati il punto di forza della produttività è basato sulla cooperazione e il lavoro di squadra, leale e stimolante.

Senza contare la tassazione di gran lunga più elevata e la burocrazia incatenante.

E a chi li accusa di fare una scelta di comodo lasciando il proprio Paese invece di rimanere per contribuirne al miglioramento e alla crescita, rispondono che le scelte non sono state avventate ma ponderate per anni. Una logica conclusione di un percorso duro e infruttuoso, che ha portato, a volte a malincuore, alla consapevolezza di dover cambiare nazionalità per poter mettere a frutto il proprio potenziale e la propria intelligenza.

Perché ognuno di noi desidera donare una chance al proprio territorio, purchè il nostro territorio ce ne offra una da poter cogliere.

 

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