Chip per muovere oggetti col pensiero

Questo grazie ad un rivoluzionario intervento a cui si è sottoposto. Un’equipe medica del New England Sinai Hospital, nel Massachusetts, ha infatti impiantato nel cervello del giovane un minuscolo chip che gli permette di comandare oggetti di uso quotidiano, con la sola forza del pensiero. Non molto tempo fa ci eravamo soffermati su un esperimento che dimostrava la possibilità di controllare un computer utilizzando esclusivamente una sorta di “casco pensante”. Si trattava di una speciale “cuffia”, dotata di 64 elettrodi disposti a contatto con il cuoio capelluto, grazie alla quale quattro persone, due delle quali disabili su una sedia a rotelle, riuscivano a controllare un cursore sullo schermo di un PC. Proprio pensando alle possibili applicazioni in campo medico, questo esperimento aveva aperto interessanti prospettive nello sviluppo di tecnologie che avrebbero potuto aiutare i portatori di handicap. Ora, grazie all’intervento portato a termine dal New England Sinai Hospital, il futuro di queste applicazioni sembra davvero molto più vicino. La corteccia celebrale di Matthew Nagle ospita infatti un chip di appena 4 millimetri, formato da 100 sottilissimi elettrodi in grado di captare gli impulsi elettrici mandati dal cervello. Il neuro-chip, chiamato “BrainGate”, è stato impiantato a pochi millimetri di profondità nella zona della corteccia che controlla i movimenti. Realizzato dalla Cyberkinetics Neurotechnology Systems, sulla base delle ricerche della Brown University di Providence (Rhode Island), “BrainGate” capta ed invia i segnali provenienti dai neuroni ad un particolare PC. Il computer funge da controllo remoto della televisione e permette a Matthew, utilizzando la sola forza del pensiero, di effettuare delle scelte facendo passare un cursore sopra delle icone. Il chip consente inoltre al giovane di muovere delle protesi meccaniche, un braccio e una mano ingegnerizzati. Per ora “BrainGate” permette di comandare dispostivi esterni al corpo umano, ma l’obiettivo dei ricercatori è che in futuro una simile tecnologia possa offrire ai pazienti la possibilità di tornare a muovere i propri arti.

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