Chirurgia estetica vs bellezza archetipica

Se poi mi immagino il volto di un saggio non posso fare a meno di figurarmelo decisamente raggrinzito. Un bel paio di occhiali sul naso, poi, rendono l’idea di uno che negli anni ha investito qualche grado di vista leggendo molto, ma molto ne ha guadagnato in cultura e conoscenza. Tra l’altro, causa una capigliatura folta ed ingovernabile ed una attaccatura dei capelli decisamente importante per una fronte non troppo spaziosa, ho sempre desiderato che con l’evolvere degli anni si manifestasse un e accenno di stempiatura. Che, magari, in sinergia con una naturale depigmentazione dei capelli con conseguente effetto brizzolato, mi avrebbe fatto assumere un’aria da consumato ed affascinate intellettuale.Eppure, dopo aver indossato occhiali per tutta una vita, grazie alla sofisticata chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri, non necessito più di alcuna correzione ottica. L’auspicato progressivo arretramento della linea fronto-temporale non si è manifestato, così come l’incanutimento dei capelli è ben poca cosa rispetto al nero corvino della mia chioma sempre caotica. E come se non bastasse, neanche quarantenne, mi interrogo sull’opportunità di intervenire sulle rughe d’espressione. Vittima più o meno inconsapevole del martellamento mediatico e pubblicitario, ho recentemente acquistato un gel esfoliante energizzante per il viso, una crema antirughe idratante ed un contorno occhi rivitalizzante. Prodotti che, usati con la mia proverbiale incostanza, non provocano il benché minimo beneficio. Ma non è questo il punto. Il fatto che solo abbia concepito l’idea di simili artifizi in modo distratto, quasi meccanico è già di per sé cosa emblematica e, per certi versi, inquietante.D’altronde, stando a quel che è emerso dal XVII Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica, l’utilizzo del "botox", il farmaco basato sulla tossina botulinica, del "laser", e del filler, sembra conoscere una crescente fortuna anche tra le persone di mezza età di sesso maschile. Non sono senza peccato e quindi mi astengo dal scagliare pietre a chichessia. Però, forse, ci sarebbe di che riflettere sulla strana società in cui viviamo. A partire dal ruolo di maschio, di padre, a quello di amante, fino ad una virilità a rischio di estinzione. Siccome, di grazia, faccio parte di tutte queste categorie e alla mia virilità ci tengo più che a quella dei panda, in questi ultimi giorni mi sono rivolto a letture invero edificanti che mi sento di consigliare caldamente. Mi riferisco ai testi di Claudio Risé, scrittore giornalista, psicoterapeuta, docente all’Università di Trieste e teorico del "maschio selvatico". Un vero e proprio percorso del maschio verso la propria identità autentica. Non me ne vogliano le lettrici di Jugo se stavolta mi rivolgo in particolari agli uomini, ma vi assicuro che la materia è di vitale importanza.

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