Cina, è di moda il cin cin all’italiana

Un risultato non sorprendente per la Coldiretti che, all’ultima edizione del Vinitaly, ha presentato ai sommelier una bottiglia di vino rosso cinese Jinwangchao, giudicato di qualità mediocre nei profumi e nel sapore, nonostante l’estrema cura per l’etichetta e la bottiglia bordolese di ultima generazione. Il vino rappresenta quindi un settore in controtendenza rispetto al trend generale dell’export cinese, anche se negli ultimi venti anni la produzione di vino è triplicata. A quanto pare però, non riesce ancora a soddisfare la crescita della domanda interna, stimata intorno al 20-30% annuo, favorendo così l’importazione di bottiglie prodotte in Italia, al sesto posto tra i paesi fornitori del grande mercato orientale. La Cina, con 450mila ettari di vigneti (+150mila rispetto all’anno scorso), è al quinto posto della classifica mondiale per superficie coltivata ad uva. Dal punto di vista dei consumi interni, il cinese beve in media solo 0,3 litri di vino l’anno, rispetto ai circa 50 degli italiani. Intanto Coldiretti non si lascia prendere dall’entusiasmo per i buoni risultati e continua a chiedere di velocizzare il percorso già iniziato a livello nazionale con l’etichettatura di origine del latte fresco e, a livello europeo, dove sono state adottate norme per l’etichettatura di origine della carne. L’organizzazione agricola vuole introdurre regole atte a garantire la trasparenza degli scambi di mercato, sia per quanto riguarda l’indicazione di origine in etichetta, che per il rispetto delle norme etico ambientali.

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