Clima e prelievi minacciano il Po

La portata del maggiore dei fiumi italiani è infatti scesa del 20-25% nello scorso trentennio, tanto che su ogni dieci litri di acqua che arrivavano in precedenza alla foce del Po, mancano oggi all’appello più di due litri. Un trend che, a detta degli esperti, è destinato a peggiorare. Le piogge sono infatti diminuite negli ultimi 30 anni del 15-20% nel bacino del Po, mentre i cambiamenti climatici stanno portando a una contrazione media del 10% delle precipitazioni sull’intera penisola.Insieme al clima, sul banco degli imputati ci sono ora anche le scelte produttive e amministrative su scala di bacino, con diritti di prelievo (per usi agricoli, industriali e civili) che superano la portata media del fiume. Dei due miliardi e mezzo di metri cubi di acqua prelevata ogni anno, oltre il 73% è destinato all’agricoltura. Così, nei periodi estivi più critici, la portata d’acqua alla foce può scendere sino a 180 metri cubi al secondo, una quantità che non basta nemmeno a raffreddare gli impianti della centrale di Porto Tolle. Dal workshop di Parma emerge dunque la necessità di correre ai ripari e, tra le azioni auspicate da scienziati ed esperti, ci sono tecnologie più innovative per le industrie e un progressivo abbandono delle colture che richiedono molta acqua, quali riso, mais e kiwi.

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Attualità > Clima e prelievi minacciano il Po