Conferito a Zola il titolo di MBE

Un’onorificenza che vede Gianfranco Zola in buona compagnia, con nomi prestigiosi dello sport e dello spettacolo d’oltremanica come David Beckham, Mick Jagger, Keith Rowling (la scrittrice di Harry Potter) e a tutta la nazionale di rugby campione del mondo, seppur con grado diverso. Ad insignirlo dell’onorificenza concessa da Sua Maestà la Regina Elisabetta II è stato l’ambasciatore britannico in Italia, Sir Ivor Roberts, che oltre alla medaglia brunita con un fiocco di color rosso, ha consegnato a Zola un diploma firmato dalla Regina Elisabetta in persona. In abito blu, rigorosamente scuro come da etichetta, “magic box” non è riuscito a trattenere l’emozione per un evento importante, quanto inatteso: “Non ho parole per esprimere ciò che sento. Per me è un grandissimo onore, che dedico ai miei genitori e ai tifosi del Chelsea. Credo che gli inglesi abbiano apprezzato il mio comportamento in campo, e la mia riservatezza nella vita privata. Non avrei mai pensato che la Regina mi conferisse un riconoscimento del genere. Mi è costato tantissimo lasciare Londra e l’ho fatto solo perché sono sardo e desideravo finire la carriera nella mia terra. Se non fosse stato per questo, vivrei ancora a Londra, dove ho trascorso 7 anni indimenticabili”. Insignito del titolo di “MBE” (Member of the British Empire), le motivazioni che hanno portato il piccolo giocatore sardo a tale riconoscimento sono: ” Esempio di fair play, un gentiluomo, simpatico e modesto, oltre che un genio in campo”, come ha recitato Sir Ivor Roberts. Amato da tutti i tifosi inglesi per il suo stile dentro e fuori dal campo, e osannato dai supporters del Chelsea, squadra londinese dove ha militato per ben 7 anni, Zola si è dimostrato così un ottimo ambasciatore del calcio italiano e della sua amata Sardegna. “Sir Zola Sardinia Pride” recitava uno striscione apposto fuori da Villa Wolkonsky dai tifosi dell’isola, e per il trettottenne giocatore nativo di Oliena (Nuoro), si tratta di un ulteriore riconoscimento che arriva proprio dalla sua terra, per la quale è sempre stato un grande motivo di orgoglio. Alto appena 168cm, è proprio a Londra che Gianfranco Zola si merita l’appellativo di “magic box”, in italiano scatola magica, un soprannome nato dalle magie che il piccolo giocatore sardo regalava in ogni partita ai tifosi dei “blues”. Un campione sull’erba verde dei campi, un professionista serio del calcio e soprattutto un gentiluomo nella vita di tutti i giorni, che in perfetto stile inglese è riuscito a trasportare l’espressione “The passion for the game” nella vita di tutti i giorni, quella mentalità che in ogni momento ti fa divertire nelle vittorie ed accettare le sconfitte, come conferma Zola. Momenti bui come l’addio al calcio italiano, quando nel suo ultimo anno a Parma sembrava non esserci feeling con l’allora allenatore Carlo Ancelotti, e tanta forza e amore per il calcio, hanno portato Zola ad esplorare un universo nuovo e per lui lontano, come quello inglese. Non erano ancora i tempi del magnate russo Roman Abramovich ed il Chelsea, seppure tra alti e bassi, non era la squadra più competitiva del momento. Ed è proprio in quello scenario che Zola ha lasciato un ricordo indelebile tra i tifosi dei “Blues”, che ancora rimpiangono l’uomo-giocatore Gianfranco Zola, tanto da tributargli lo “Zola day”. Un 10 autentico, sul campo come regista e nella vita come uomo. Un piccolo grande uomo che ha saputo entrare nel cuore dei tifosi di tutte le squadre nelle quali ha militato, e che si è conquistato la stima di tutti per il suo carattere forte e al contempo modesto ed educato. Una grande carriera, che come nelle favole con lieto fine, ha deciso di chiudere nel Cagliari, la squadra della sua terra. Un grande esempio per tutto il mondo del calcio.

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