Coste: il 42% in condizioni critiche

Lo studio ha raccolto oltre trent’anni di ricerche, pari a 1400 lavori pubblicati sull’argomento dal 1982 al 2005, che vanno ad aggiungersi alle 350 pubblicazioni prodotte dal solo Progetto Finalizzato del CNR negli anni ’70. Quello che emerge è un quadro allarmante, con i tratti che non risultano in erosione che devono la propria stabilità a massicce opere di difesa, che modificano l’ambiente e il paesaggio costiero, rendono più difficile l’uso balneare della spiaggia e inducono spesso l’erosione nei tratti di costa adiacenti.Un esempio arriva dai 36 km della costa molisana, dei quali ben 25 sono difesi da scogliere. Nonostante ciò, su 22 km di spiagge, 20 km sono in erosione (91%). In Basilicata si raggiunge invece il 78%, in Puglia il 65%, in Abruzzo il 61% e nelle Marche e nel Lazio il 54%. Meglio va invece in Friuli (13%), in Veneto (18%) e in Emilia-Romagna (25%), anche grazie al ripascimento artificiale con sabbie prelevate sui fondali marini. Giuliano Fierro ha dichiarato: "In tutte le regioni l’erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto alla costruzione di sbarramenti che impediscono l’afflusso al mare, nel dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, e nella costruzione di porti e strutture aggettanti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva. Fortunatamente negli ultimi anni le cose stanno cambiando e alle vecchie difese ‘rigide’ si vanno sostituendo le difese ‘morbide"’.

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