Cucinare, toccasana per il cervello

Analizzando un campione composto da 15 donne (tra i 35 e i 55 anni), tutte occupate nella preparazione di cibi, il professor Ryuta Kawashima e la sua equipe hanno infatti evidenziato un aumento dell’attività della corteccia prefrontale in tutte le fasi dell’atto di cucinare. L’analisi, eseguita attraverso alcune tecniche innovative di topografia ottica, ha infatti rivelato come ciò avvenga dall’elaborazione del menu, sino alla disposizione del cibo sui piatti, compresi i passaggi di preparazione e cottura delle pietanze. Per confermare i risultati di questo primo esperimento, sempre il professor Kawashima ha poi eseguito un secondo test di verifica su 21 uomini di età compresa tra 59 e 81 anni. Dopo aver seguito un corso di cucina della durata di tre mesi, per almeno 15 minuti giornalieri, anche in questo caso i soggetti hanno evidenziato un aumento dell’attività della corteccia prefrontale. L’incremento delle capacità decisionali e di calcolo, verificato attraverso alcuni test effettuati prima e dopo il corso, è infatti stato del 5 percento. Secondo Ryuta Kawashima, tale scoperta "potrebbe portare un numero sempre maggiore di persone ad avvicinarsi a questo genere di attivita’", in quanto aiuta a "preservare l’operatività della corteccia prefrontale, fondamentale per prevenire alcune forme di demenza senile". Questa zona del cervello è infatti importante per molte delle attività cognitive dell’uomo e cucinare rappresenta un modo semplice e divertente per mantenerla "in forma".

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