Cuore: gli italiani si fermano alla teoria

L’indagine, che ha coinvolto complessivamente 7.500 persone dai 40 anni in su di 15 Paesi, tra cui l’Italia, è stata promossa con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di tenere sotto controllo i livelli della pressione arteriosa, del colesterolo e del diabete, per favorire una migliore gestione delle proprie condizioni di salute.Tornando ai risultati, una persona su tre, per una cifra stimata in quasi mezzo miliardo di persone in tutto il mondo, non sa quali dovrebbero essere i livelli pressori normali. E gli italiani? Partendo dal livello di conoscenza generale, la maggioranza dichiara di essere ben preparata rispetto ai livelli normali di pressione arteriosa, glicemia e colesterolo: ben il 90% degli intervistati ritiene di conoscerne almeno uno su tre. L’Italia risulta così essere una tra le prime della classe per livello di consapevolezza sui numeri del cuore, superando nettamente altri Paesi europei quali il Regno Unito (dove solo il 60% sa indicare almeno uno di questi valori) oppure la Francia e la Spagna (dove le percentuali dei ben informati sui numeri del cuore si arrestano al 70%).Nel dettaglio, il valore più conosciuto dalla quasi totalità degli italiani è quello della pressione arteriosa, come nel resto del mondo. Sugli altri due parametri il livello di conoscenza è un po’ più basso: 7 italiani su 10 dichiarano di sapere il livello corretto del colesterolo e 3 su 5 quello della glicemia. Gli italiani si dimostrano, inoltre, ben informati anche sui propri numeri del cuore: la quasi totalità (98%) conosce almeno uno tra i propri valori di pressione arteriosa, glicemia o colesterolo. Solo il 2% non ne conosce nemmeno uno (contro il 10% dei cittadini UK). Due su cinque degli intervistati dichiara di avere almeno uno dei tre valori fuori norma. Tra questi, è il colesterolo quello più critico: ben il 20% dichiara di averlo superiore alla norma.Gli italiani comunque sembrano sereni nei riguardi delle proprie condizioni di salute; esprime infatti preoccupazione solo poco più della metà (63%) degli italiani intervistati, con una delle percentuali più basse tra i 15 Paesi coinvolti nell’indagine (contro il 94% della Turchia o l’85% del Brasile). L’ictus rappresenta un eccezione, perché spaventa quasi un italiano su quattro. Tra le patologie che preoccupano gli italiani il diabete è invece citato solo da 6 italiani su 10.Come accennato all’inizio poi, la consapevolezza del rischio è spesso non associata a risultati concreti. "Se vogliamo aiutare i pazienti a essere preparati non solo nella teoria, ma anche nella gestione pratica dei rischi cardiovascolari, – spiega il professor Francesco Fedele, Presidente della Società Italiana di Cardiologia – un ruolo importante può essere svolto dal Medico di Medicina Generale in collaborazione con lo specialista. Al primo, il compito di svolgere una prima analisi sul profilo di rischio del paziente e, nei casi di rischio medio o alto, indirizzarlo allo specialista. Al secondo il compito di approfondire il profilo di rischio, con ulteriori esami specialistici. Nei casi in cui il profilo si confermi elevato, è bene ricorrere alla terapia farmacologica".

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