Cy Twombly protagonista a Roma

Il percorso espositivo inizia infatti con un lavoro che risale agli anni di studio dell’artista al Black Mountain College, MIN_OE 1951 nella quale, accanto all’influsso dei grandi contemporanei americani, soprattutto Franz Kline, si avverte già l’interesse per l’arte arcaica e, prosegue con importanti lavori degli anni cinquanta, fra i quali Tiznit e Quarzat del 1953, che evocano il viaggio in Marocco con Rauschenberg ma anche l’interesse per il Museo Pigorini visitato a Roma, e alcune delle prime sculture eseguite con materiali di scarto. Olympia, dipinto a Roma nel 1957, attestano il passaggio a un nuovo linguaggio, nel quale la scrittura automatica di matrice surrealista e l’espressionismo astratto si aprono alla suggestione del mito, della poesia e dell’arte classiche.I primi anni sessanta sono documentati da dipinti che evocano l’Italia e i suoi artisti, come The Italians del 1961, School of Athens dello stesso anno che evoca l’affresco di Raffaello, e The Second Voyage to Italy (o la Caduta di Iperione) del 1962. Ai grafismi si alternano ora grumi di colore materico e al recupero della fisicità corrisponde l’affondare nell’inconscio.Dal 1966 la pittura di Twombly recupera la dimensione mentale e la tavolozza vira sul grigio, come mostra il celebre Treatise on the Veil (Trattato sul velo), qui presente nella versione del 1970 che si sviluppa su un’unica enorme tela. La stessa tendenza alla semplificazione, che denota un avvicinamento alle poetiche delle strutture primarie e del concettualismo, si avverte nelle sculture, che l’artista torna a eseguire dal 1976.Il tema dell’acqua domina gli anni ottanta: il colore riappare e la pennellata si fa fluida, come nel quadro in più tele intitolato Hero and Leandro del 1981-84, che si ispira alla morte in mare dei due protagonisti del celebre mito.Fra le serie degli anni novanta risaltano le monumentali Quattro stagioni, in equilibrio fra segno e colore, di cui si espone l’esemplare del 1993-1995. Il percorso espositivo si conclude con opere che appartengono già al XXI secolo, come la serie Bacchus del 2005, dipinta durante la guerra in Iraq nel colore del vino e del sangue.

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