Dal Direttore di Jugo

Per quelli di voi che già stiano fregandosi le mani in vista di una mia imminente defezione, chiarisco subito che non ho alcuna intenzione di appendere la penna al chiodo. Semplicemente, negli ultimi tempi ho avuto modo di riflettere sul fatto che nella mia modesta vicenda personale ho scritto pezzi di cultura, di politica, di satira, di enogastronomia, finanche di cinema e di poesia. Ho intervistato personaggi più o meno noti (più meno che più) ed in un caso mi sono prodotto anche nel poco gratificante compito di redigere oroscopi mensili senza averne la benché minima competenza (pur nel convincimento di non essere il meno esperto del settore). Eppure, nonostante sia il direttore di un certo numero di riviste (nota per il fisco: uno dei direttori più malpagati d’Europa), non ho mai avuto una rubrica di lettere cui rispondere. Ora, cogliendo l’occasione di una inusuale concentrazione di missive indirizzate al sottoscritto da qualche affezionato lettore, almeno una decina nell’ultimo biennio, mi son persuaso che sia giunta l’ora di colmare questa lacuna. Per amor di privacy mi limiterò ad indicare le iniziali dei lettori e delle lettrici che hanno avuto la squisitezza farmi partecipe delle loro suggestioni. Scrive V. dagli Abruzzi: "In riferimento all’ultimo editoriale Zzz…Telenarcolettici selettivi cercansi, mi sento anch’io un narcolesso, mi chiedo se esistano specialisti della materia. In caso positivo posso prenotarmi per una terapia di gruppo?". Caro V. apprezzo molto che non firmando la lettera per esteso Tu mi abbia voluto regalare l’illusione di essere un lettore interessato ai miei scritti. Il Tuo indirizzo e-mail memorizzato in rubrica, ha purtroppo vanificato l’anonimato dovuto alla mancanza di generalità in calce alla corrispondenza. Perciò, chiamami pure al cellulare quando hai una serata libera che andiamo insieme a berci una birra e rievochiamo i bei tempi di quando facevamo il militare a Roma… L. mi propone, invece un quesito molto personale cui non ho difficoltà a rispondere: "Caro Direttore, tengo tutti i suoi ultimi editoriali sul comodino ed ogni tanto li rileggo prima di addormentarmi. Nel suo pezzo dal titolo Chirurgia estetica vs bellezza archetipica, lei si definisce maschio, padre ed amante. Come mai non ha fatto cenno alla categoria di marito?" Carissima L. prima di tutto ammetto di essere molto lusingato dal sapere che qualcuno tiene i miei scritti sul comodino. Personalmente non ho mai avuto problemi di insonnia, comunque se dovessi averne in futuro proverò anch’io con qualche vecchio e soporifero articolo. Per quanto riguarda la maliziosa considerazione relativa al rapporto tra marito ed amante, Le rispondo con uno dei miei abusati aforismi: "Sono così bugiardo ed infedele che mia moglie è convinta che la tradisca e non sono neanche sposato". Facezie a parte, dietro quella frase non c’è alcun sospetto lapsus calami. Banalmente ritengo che la categoria di marito sia ricompresa in quella più generale di amante. Almeno così mi piace credere. N. da Bologna mi chiede semplicemente "Perché?". Buona domanda! Mi dia sei o sette anni per pensarci. E. da Aosta esordisce con "Jugo è un bel giornale. Però mancano gli oroscopi.". Mi scusi, ma preferirei non risponderLe… Per finire Sabri 86 da Savona scrive: "Cara Antonella, ho un sogno ricorrente da tanti mesi. Mi piacerebbe regalare al mio fidanzato un casale immerso nel verde con una immensa piscina riscaldata ed una cospicua rendita che ci permetta di vivere tutta una vita del nostro amore senza doverci preoccupare di cose contingenti. Glielo devo, stiamo insieme da quando avevo sedici anni e mi ha regalato il periodo più bello della mia vita". Cara Sabri, a parte il fatto che il mio nome non è Antonella, temo di non poterLe essere di grande aiuto. Comunque se mai un giorno riuscisse a coronare il suo sogno la prego di non informarmi. Anzi, guardi dimentichi la mia email…

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