Dall’uva un killer dell’influenza

A scoprire le doti nascoste della molecola, presente in natura in settantadue piante, tra cui alcuni vitigni, è stato un gruppo di studiosi italiani guidato da Enrico Garaci, Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità. La ricerca, che apre nuovi ed importantissimi orizzonti nella lotta al virus influenzale, è stata pubblicato sull’ultimo numero di Journal Infectious Diseases. La sperimentazione ha previsto due fasi, una “in vitro” per dimostrare il meccanismo d’azione della molecola e una successiva eseguita su cento topi per valutarne la reale efficacia. “Uno studio particolarmente importante – ha spiegato Enrico Garaci – poiché fino ad ora non esiste alcun farmaco veramente efficace di bloccare i virus influenzali, particolarmente capaci di mutare velocemente e di selezionarsi resistendo a tutti i farmaci”. La traccia seguita dai ricercatori è stata quella di esplorare la capacità che ha questa molecola di inibire la replicazione del virus. Una volta verificato in vitro che il resveratrolo, a contatto con le cellule infette, blocca l’enzima proteinchinasi e quindi il meccanismo della crescita e replicazione del virus, è stata poi somministrata a 90 topi una dose letale di virus influenzale e, contemporaneamente, per una settimana una dose quotidiana di farmaco. Contemporaneamente, in altri 10, anch’essi infetti, che costituivano il braccio di controllo dello studio era stato dato un placebo, dunque non era stata somministra alcuna terapia. .”Il risultato sull’efficacia è andato oltre le nostre aspettative – ha affermato la professoressa Anna Teresa Palamara – Abbiamo avuto una riduzione della mortalità del 60% dei casi e, soprattutto, analizzando i polmoni dei topi, che avevano contratto una polmonite letale causata dal virus, abbiamo osservato che la carica virale dei topi trattati con la molecola era significativamente più bassa degli altri non trattati”. Il passo successivo, dicono i ricercatori, è quello degli studi clinici. “Si tratta di una pista importante per aumentare la possibilità di aggredire questo virus così difficile perché così mutevole – conclude Garaci – e, siccome questo meccanismo d’azione è stato ritrovato uguale in tutti i diversi tipi di influenza, crediamo valga la pena proseguire su questa strada passando agli studi clinici, verificandone l’assenza di tossicità e l’efficacia anche sull’uomo”.

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