Decaffeinato e salute del cuore

La ricerca "Coffee and Lipoprotein Metabolism (CALM)" ha interessato ben 187 persone, evidenziando i fattori di interazione tra caffè, caffè decaffeinato e malattie cardiovascolari. Diretto da Robert Superko (Fuqua Heart Center e
Piedmont-Mercer Center for Health and Learning), lo studio ha analizzato i soggetti divisi in tre gruppi: uno che beveva da 3 a 6 tazze di caffè al giorno,
uno che assumeva da 3 a 6 tazze di decaffeinato al giorno ed il gruppo di controllo che non ingeriva caffè. A differenza di studi precedenti, che hanno
espresso risultati discordanti sugli effetti del caffè, lo sudio di Robert Superko ha invece "standardizzato" il consumo della bevanda da parte dei soggetti partecipanti. Stesso caffè, stessa preparazione e stessa quantità di caffè per tutti, così come avviene per gli studi sulle droghe. "Non è infatti
la sola caffeina a differenziare il caffè normale ed il decaffeinato – ha sottolineato Superko -. Spesso si tratta infatti di tipi di caffè differenti,
l’Arabica per il caffè comune e la Robusta per il decaffeinato. Ciò si deve al processo di decaffeinizzazione che toglie sapore al caffè, che per questo richiede una qualità più ricca di sapore, la Robusta appunto". Partendo tutti dalle stesse condizioni, i ricercatori hanno quindi potuto misurare e confrontare il livello di caffeina nel sangue dei soggetti, così come i livelli degli indicatori chiave della salute del cuore, prima e dopo lo studio, durato
tre mesi. I risultati ottenuti da Superko e dal suo team hanno così rivelato una sostanziale stabilità, per tutti e tre i gruppi, dei livelli di insulina e
glucosio nel sangue, mentre, per la prima volta, è risultato evidente un aumento degli acidi grassi per il gruppo che ha assunto caffè decaffeinato. Proprio gli acidi grassi sono il fattore chiave per la produzione della "low-density lipoprotein", LDL. In conclusione, Robert Superko ha dichiarato: "Non esiste una reale differenza tra il caffè con caffeina e quello decaffeinato e, al contrario di ciò che le persone hanno creduto per anni, penso che non sia il caffè normale ma il decaffeinato che potrebbe accrescere i rischi di problemi cardiaci legati alla sindrome metabolica". In attesa di ulteriori conferme, lo studio non ha comunque mancato di sollevare obiezioni all’interno dell’intera comunità scientifica internazionale.

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