Depressione riduce aree cerebrali

Secondo i neurofisiologi, cure specifiche permetterebbero non solo il miglioramento della malattia depressiva, ma contribuirebbero a riportare le cellule celebrali alla dimensione originaria. Armando Piccinni, del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa, coordinatore degli studi italiani sugli effetti della malattia depressiva assieme a Luciano Domenici, dell’Istituto neuroscienze Cnr, ha affermato: “Il cervello era ritenuto fino a pochi anni fa un organo stabile ed immutabile. Si pensava che il patrimonio di cellule nervose ricevuto alla nascita potesse, con il passare degli anni, soltanto diminuire. Oggi sappiamo, grazie agli studi sulla plasticità nervosa, che il nostro cervello nel corso della vita va incontro ad un continuo rimaneggiamento delle sue strutture attraverso processi continui di rimodellamento”. Alcuni studi di neuroradiologia hanno infatti dimostrato la riduzione del volume di alcune aree cerebrali nei casi di malattie neurologiche come la depressione. Oggi però, al trattamento clinico della malattia si aggiunge la possibilità di recuperare ai danni morfologici causati dalla stessa. Come sottolinea Domenici infatti, per quanto riguarda la neuroplasticità, vi partecipano alcune proteine specifiche dette “Fattori Neurotrofici” che “in persone con alcuni disturbi neuropsichiatrici, tra cui quelli dell’umore, risultano ridotte rispetto agli individui sani". Gli stessi “Fattori Neurotrofici” poi, non subirebbero dei modellamenti solo nel caso delle patologie, ma possono aumentare anche in condizioni particolari, come nell’esercizio fisico e nella dieta ipocalorica. Uno stile di vita “corretto e salutare”, potrebbe quindi prevenire l’insorgenza di alcune malattie legate al cervello ed al sistema nervoso.

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