Discovery, ancora danni al decollo

John Shannon, il direttore delle operazioni di volo, sembra voler rassicurare tutti affermando che i detriti non sembrano aver danneggiato il Discovery, e che solo nelle prossime ore si potrà avere un rapporto dettagliato degli eventuali danni. Sempre Shannon ha comunque tenuto a precisare che, anche nel caso ci fossero guasti, l’equipaggio sarebbe pronto ad un tentativo di riparazione. A spaventare gli osservatori di tutto il mondo è infatti il ricordo del Columbia: nel 2003, alcune piastrelle isolanti (99.7% di sabbia, SiO2, e impiantate su ceramica) si sarebbero staccate in seguito alla collisione con un frammento proveniente dal serbatoio, facendo sì che, al momento del rientro, l’impatto con l’atmosfera terrestre provocasse il surriscaldamento dell’intera navetta e la relativa esplosione. Compito dello shuttle Discovery, nello spazio per 12 giorni, è proprio quello di testare le recenti modifiche apportate dai tecnici della Nasa dopo il disastro del Columbia e la sospensione del programma spaziale. Durante la fase di decollo, seguita da ben 112 telecamere ed una fitta rete di sensori, Shannon ha evidenziato il cedimento di un "piccolo pezzo da un pannello isolante nella parte inferiore del muso dello shuttle" e di un frammento di dimensioni più grandi proveniente dal serbatoio esterno del carburante. Toccherà ora agli esperti Nasa analizzare tutti i dati del decollo, per capire se si sono verificati danni gravi nell’involucro esterno del Discovery. Una risposta si avrà solo tra circa due giorni, mentre c’è già chi parla del mancato rispetto delle quindici "raccomandazioni" stabilite dopo l’incidente del 2003.

Appassionato di Attualità?

Leggi JUGO.it anche su Facebook

Vai alla Pagina Facebook di Jugo.it
JUGO > Attualità > Discovery, ancora danni al decollo