Disoccupazione: non si cerca più lavoro in Italia

La crisi economica continua a produrre i suoi effetti negativi sull’occupazione, in particolare su quella dei giovani che inesorabilmente cala e che addirittura evidenza un fenomeno in costante espansione: quello di chi non cerca più lavoro.

Sono i cosiddetti “scoraggiati” che in Italia hanno abbondantemente superato la cifra di 3 milioni. Sono giovani potenziali lavoratori che pur volendo lavorare hanno rinunciato all’estenuante ricerca, visti i risultati assai deludenti.

A conferma di quanto detto a metà Gennaio sono stati resi noti i risultati dello studio condotto da Eurostat sul terzo trimestre del 2013. Se si confrontano i dati rilevativi all’Italia la percentuale degli “scoraggiati”, che è il 13,1%,, è di 3 volte superiore a quella della media europea. Se si calcolano poi tutti i precari con contratti a tempo determinato e l’assenza quasi totale di flessibilità si comprende che la percentuale sale non solo per gli sfiduciati, ma ingrossa anche le file dei nuovi disoccupati.

Il dato è ancora più allarmante se si pensa ai part time involontari che toccano il 2,2%, facendo salire il numero degli “sfiduciati” a più di 6 milioni. Un esercito di persone che ormai si è convinto che la ricerca di un lavoro è una chimera.

La situazione diventa tragica nel Sud Italia: 2 su 3 di questi “scoraggiati” sono al meridione, ancora più penalizzati dalla piaga della disoccupazione.

I giovani sono stati definiti  spesso con modi dispregiativi, la loro condizione quasi considerata da “dolce vita” perché a 35 anni vivono ancora in famiglia. Tra  i cosiddetti “bamboccioni” e i “choosy” si è fatta strada quella sfiducia ormai cronica nel futuro, che porta a una condizione non solo di assoluta “impotenza” economica, ma alla quasi insopportabile condizione di referenza e dipendenza finanziaria dalla famiglia

L’ultimo dato registra un calo della disoccupazione a dicembre 2013 dello 0,1%, ma un aumento della stessa disoccupazione su base annua del 1,9%. Un dato quindi che non può confortare chi ormai si sente “inutile” e rifiutato dal mercato del lavoro italiano, che non da nessuna speranza lavorativa. Gli sfiduciati si trovano a vivere una vita “bloccata”, in un limbo che si fa sempre più insopportabile.  

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