Distretto di Polizia, senza Mauro Belli

In pochi non ne saranno ancora a conoscenza, ma ricordiamo comunque che Mauro, l’ispettore di Polizia interpretato da Ricky Memphis, è uscito di scena dalla sesta serie di Distretto di Polizia, longeva e seguitissima fiction di Canale 5. Se n’è andato nel peggiore dei modi, ucciso da un killer professionista, da un uomo senza scrupoli, da uno di quelli sui quali il Commissariato del X Tuscolano ha sempre avuto la meglio. Mauro ha lasciato i suoi colleghi, con un ultimo grande gesto eroico. È morto per aiutare il suo partner di sempre, Roberto Ardenzi, da poco promosso Commissario. Se n’è andato in ospedale, con gli uomini e le donne del commissariato accorsi in tutta fretta per attendere l’esito di un’operazione dimostratasi tanto complessa quanto inutile. Tocca ad Ardenzi informare i famigliari di Belli, la moglie Germana e il padre Tiberio. Ed è di Ardenzi tutta la rabbia, la bramosia di vendicare non solo un collega, ma anche un amico, un vero amico. Una vendetta che porterà, una volta compiuta, all’abbandono della serie anche da parte dello stesso Roberto, ovvero dell’attore Giorgio Tirabassi. Ne seguono scene drammatiche, dove la tensione e il pericolo incontrano la commozione di tutto il X Tuscolano. Una commozione che ha coinvolto milioni di telespettatori, raggelati dalla scomparsa di uno dei personaggi simbolo della serie. Lo sconforto ha colpito più di quanto gli stessi autori potessero immaginare, ha sconfinato oltre il piccolo schermo per divenire argomento di discussione nei giorni a venire. Lo testimoniano i dati di ascolto della puntata, i media, televisioni, giornali e radio, e internet, dove su migliaia di forum gli appassionati della serie hanno lasciato parole sentite e commoventi. E forse, questa volta, non si tratta solamente di un colpo di scena ben architettato. Il pubblico di Distretto di Polizia è stato sempre numeroso, per ognuna delle sei serie messe in onda, ma questo non basta a giustificare reazioni così profonde per l’abbandono di Ricky Memphis, peraltro già annunciato nei mesi scorsi. La ragione è forse da ricercare nella voglia di stare vicino a nuovi eroi, personaggi che mettono in gioco la propria vita come nella cronaca reale non se ne vedono più da tempo. Il nostro paese piange la scomparsa di un uomo dello stato, di un buono che ha sacrificato la sua vita per difendere un uomo, cento uomini, tutta Italia. Un’esagerazione? Sicuramente, ma si tratta anche di un segnale. Della certezza che in molti sono vicini a chi compie il suo dovere con coraggio, a chi lavora con l’unico obiettivo di combattere quanto di sbagliato ci sia nella nostra società. E se lo fa con quell’aria un po’ distratta, ruvida ma simpatica di Mauro Belli, è così che nasce un eroe. Ed è così che scompare un eroe, purtroppo.

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