Dubai: il lusso del Burj Al Arab

Il suo nome vuol dire Torre Araba e la sua forma ricorda quella della vela di un sambuco arabo o meglio c’è chi dice la curva della scimitarra. Stagliandosi in mezzo al mare il suo fascino non può risultare indifferente anche al profano. Sorge massiccio, aristocratico, regale in mezzo all’acqua ed è collegato alla terra ferma da una sopraelevata. La sua struttura di acciaio e vetro sembra averci catapultato in una stazione spaziale aliena. La pista per l’atterraggio di elicotteri sulla sommità è incredibilmente in grado di evidenziarlo. All’interno la hall è uno sciabordio di giochi d’acqua che luccicano con le sfumature color oro delle colonne che si slanciano al soffitto. La concierge è impagabile. Il room service efficientissimo. Ogni suite ha un cameriere personale sempre a disposizione. Le suite hanno metrature varie: si passa dalla grandezza di un appartamento medio-alto a quella riservata a sovrani di qualche palazzo reale. Materiali preziosi e rari impreziosiscono le suite dell’albergo. Un meraviglioso granito blu è stato importato direttamente dal Brasile. L’arredamento è impeccabile. Meglio prenotare e accaparrarsi una delle 22 suite della sommità. Qui la vista è splendida e innegabile la possibilità di godersela per intero. Ideale andarci da dicembre a marzo, quando ancora il caldo non fa sentire il suo pesante fardello. Poi che bello ritornare con una montagna di regali e il corpo abbronzato. Dubai è zona franca, quindi consigliato lo shopping soprattutto di prodotti elettronici. Certo non è per tutti, ma di indiscutibile richiamo anche il semplice accedere al ristorante-osservatorio. Per una volta nella vita… perché non sentirsi dei reali.
Andrea Lanari

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